Archivio dell'autore: corvobianco213

Dr. Jekyll e Mr. Hyde

Esiste una categoria di persone che non ho ancora capito se mi stanno sui coglioni o se le invidio, o magari tutt’e due…. Sono quelli che io chiamo “Dr. Jekyll e Mr. Hyde”. Questa particolare tipologia di persone ha la capacità di cambiare comportamento e atteggiamento a comando, così da risultare agli occhi degli altri esattamente come meglio credono, o come più gli fa comodo. Una di queste persone è un mio collega, quando si rapporta col cliente è sorridente, calmo, oserei dire quasi carino e coccoloso, appena il cliente se ne va Mr. Hyde esce in tutto il suo splendore, il volto si trasfigura, la voce diventa più roca, il linguaggio si condisce di termini a dir poco scurrili, addirittura la postura cambia, come se uscisse da sé stesso un’altra personalità. Non riesco a capire se è un bravo attore o se è affetto da un disturbo da personalità multipla… Vero è che questa sua qualità (o patologia?) lo rende piacevole a un sacco di persone e gli permette di mascherare a comando qualsiasi emozione non gradita in quel preciso momento. Io, decisamente, non possiedo questa capacità, soprattutto quando mi girano gli zebedei, vengo sgamato praticamente all’istante. Ricordo una volta che mi giravano in particolar modo un amico mi disse “non ti chiedo neanche che hai, spero solo di non essere io a causarti l’incazzatura che ti leggo in faccia” e io “si vede tanto?” e lui “nooo… si spengono i lampioni al tuo passaggio…”.

PS: Il signorotto in carne qua sotto mi fa troppo ridere, uno degli attori comici che preferisco… e chi non avesse visto il film da cui è tratto il video se lo veda, s’intitola “Alta fedeltà”, niente di eccezionale ma se si vuole passare un oretta e mezzo senza guardare le solite serie del c***o questa è una buona alternativa….

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Fenati, un gesto folle…

Nelle corse, che siano di auto, di moto, o di qualunque altro mezzo siamo abituati a vedere duelli serrati al limite del lecito, spesso i piloti compiono manovre azzardate che in alcuni casi mettono a rischio se stessi e chi condivide la pista con loro. A noi spettatori quelle manovre possono generare indignazione come esaltazione, come tante altre cose in questo mondo dipende da quale punto di vista le si osservano. Quello che però è successo Domenica al “Misano World Circuit Marco Simoncelli”, non solo non si era mai visto nelle corse motociclistiche, ma, a mio avviso, non è classificabile, e specificatamente al mondo delle moto è il gesto più brutto e pericoloso che un pilota possa pensare di fare. Sto parlando del gesto che Romano Fenati si è permesso di fare ai danni di Stefano Manzi. In pratica, durante la gara di Moto 2 i sopracitati piloti, come direbbe qualcuno degli addetti ai lavori, si sono presi a sportellate. Succede, è nel DNA delle corse, e in quello dei piloti. Quindi, dopo diversi sorpassi e controsorpassi aggressivi Fenati ha deciso deliberatamente di affiancare Manzi, togliere la mano sinistra dal proprio manubrio, portarla su quello dell’avversario e pinzare il freno anteriore. Fortunatamente la moto di Manzi ha solamente sbandato e poi ha continuato dritta per la sua strada, ma alla velocità di più di duecento chilometri orari una pinzata al freno anteriore può portare tranquillamente al ribaltamento della moto e del pilota, con conseguenze potenzialmente letali. Il gesto di Fenati ha portato come conseguenza nell’immediato la bandiera nera che l’ha costretto a fermarsi all’istante. Nei giorni seguenti la Dorna (la società che gestisce il mondiale Motogp) ha deciso di squalificare per due gran premi Romano Fenati a causa del gesto folle che ha commesso in gara, e di penalizzare Stefano Manzi con meno sei posizioni in griglia nel prossimo gran premio per guida irresponsabile. C’è chi dice che la squalifica per due gran premi non è sufficiente, molti credono sarebbe stata più consona la squalifica per l’intero campionato, e comunque è evidente che la Dorna più di tanto non può fare, perché avrebbe dovuto essere più rigida anche in passato con un certo Marquez, e non avendolo punito adeguatamente non può farlo oggi con chiunque altro. Per quanto mi riguarda mi associo alle parole del pilota Motogp Cal Crutchlow il quale non va tanto per il sottile e afferma “Credo che Fenati non debba più salire su una moto”. Il gesto di Fenati è stato volontario e potenzialmente letale, è come puntare una pistola contro qualcuno, fare fuoco, e casualmente non centrarlo, perciò per me non ci sono dubbi, Fenati andrebbe squalificato a vita. Nonostante la Dorna abbia fatto poco, fortunatamente ci hanno pensato l’attuale team (Marinelli Snipers Team) che lo ha licenziato in tronco, e il futuro team (Forward Racing Team) che per il 2019 non ne vuole più sapere niente di lui. Da questa triste vicenda spero solo che i giovani e giovanissimi piloti imparino che va bene correre, va bene anche il sano agonismo e la voglia di vincere, ma c’è un limite. In moto si rischia la vita ogni volta che ci si sale sopra, cerchiamo almeno di non aumentare la probabilità dando sfogo alla parte peggiore di noi stessi.

Acquisto su E-Bay e mi arriva merce Amazon???

Mi è successa una cosa un po’ strana acquistando on line. Giorni fa ho deciso di acquistare un oggetto on line e dopo aver visionato le varie offerte che la rete metteva a disposizione ho optato per il classicissimo E-Bay. Proprio oggi mi arriva puntualissima la merce, solo che c’è un piccolo problema, l’imballo riporta a caratteri cubitali la scritta Amazon. Ora, qualcuno potrebbe pensare che io sia un pignoletto rompi scatole (e probabilmente avrebbe pure ragione…), ma io me ne sbatto perché a me non va per niente essere preso per il culo, e questa società spesso e volentieri se ne abusa. Il fatto che io abbia scelto il circuito E-Bay non è una cosa casuale o dettata da una strategia economica, ma è semplicemente il frutto di una visione d’insieme, mi spiego meglio. Tempo fa abbiamo assistito a alcuni servizi giornalistici che denunciavano una situazione lavorativa all’interno di Amazon che a mio avviso è ed era a dir poco agghiacciante. Lavoratori a cui si conta il tempo che ci mettono per spostarsi da uno scaffale all’altro, persone riprese dai propri superiori perché ritardavano di un minuto la pausa al gabinetto ecc. Dopo aver compreso il modus operandi di tale azienda mi sono convinto a non acquistare mai più da loro. Esercito semplicemente il mio diritto a non stimare un’azienda e mi preoccupo di non acquistare mai da essa. Quindi scegliendo E-Bay pensavo di poter stare tranquillo, credevo non avesse niente a che fare con Amazon. Adesso gli scenari che mi sorgono spontanei in testa sono due: o E-Bay ha fatto una qualche convenzione segreta con Amazon permettendogli di vendere sulla propria piattaforma, anche se mi risulta abbastanza improbabile dato che sono due diretti concorrenti… oppure il furbone dal quale ho acquistato compra su Amazon e rivende su E-Bay sfruttando proprio i clienti che come me pagano volentieri un po’ di più pur di non passare da Amazon… C’è qualcosa sotto e mi piacerebbe proprio saperne di più…

Cosa voglio?

Luca dice che gli basta un panino, finchè avrà il suo cazzo di panino da addentare si sentirà l’uomo più felice del mondo. Mary è più pragmatica, ti guarda dritto negli occhi e senza esitazione ti dice che l’unico obiettivo vero è fare soldi. Marco vive di ricordi, è un nostalgico in piena regola e non ha idea di cosa sia il futuro finchè non se lo ritrova davanti. Diana vuole una famiglia, probabilmente la sogna in stile mulino bianco, con tavola imbandita e marmocchi con aria festante, nonno che cerca di aggiustare il motorino e nonna identica alla vecchina di Ace gentile. Roberto è contento solo se c’è la gnocca, come sia la sua vita tra cinque minuti o tra dieci anni poco importa, basta che ci sia da scopare. Gigi è calcio-dipendente, togligli il campionato e la partitella di calcetto con gli amici e probabilmente si suiciderebbe in breve tempo. E io? Cosa voglio? A me basterebbe un bel piatto di serenità, con un contornino di giustizia sociale, una spruzzata di spensieratezza e un bel topping all’amore, ma qualcuno dica allo chef di andarci piano con i rompicoglioni che sono intollerante…

Apatia

Un mio amico mi fa “che c’hai?”, me lo chiede perché in questo periodo mi vede apatico, non traspaiono emozioni sul mio viso e giustamente si preoccupa. La mia risposta è stata “niente” ma in realtà ne avrei avute di cose da dirgli, tipo: non credo a e in me né tanto meno negli altri. Non ho più voglia neanche di andare in moto e anzi, avrei pensato di venderla. Ho la vitalità di un comodino in questo periodo, e me ne starei volentieri tutto il giorno sdraiato. Se conosco qualcuno di nuovo riesco solo a vederne i difetti, una miriade di difetti. Più vado avanti e più credo che la frase di Paul Watson che fa riferimento alla nostra specie come “un gruppo di primati fuori controllo” sia perfettamente azzeccata. Non riuscirei a ridere di gusto neanche davanti al miglior comico. L’unica cosa positiva a cui penso è che mi vorrei comprare un violino solo ed esclusivamente per imparare a suonare “Impressioni di Settembre” come Mauro Pagani.

Genova… di chi è la colpa?

Come tutti credo, anch’io sono rimasto davvero scioccato da ciò che è successo a Genova. Quando ho letto la notizia su un portale d’informazione sono rimasto letteralmente di sasso per qualche istante, il mio cervello si è fatto subito un’immagine del crollo del ponte in mezzo alla città. Ricordavo di esserci passato in più di un’occasione e quindi sapevo benissimo che il ponte era sospeso sopra le case, e sinceramente pensavo che i morti sarebbero stati molti di più. Il fato ha fatto sì che la parte di ponte crollata sia caduta su alcuni capannoni fortunatamente vuoti da persone, ma diciamocela tutta, è stato un caso fortuito e di fronte a quella trentina di morti per adesso accertati, è una magra consolazione. Adesso, come in ogni italiana tragedia si contano i morti e si accusano i presunti responsabili, ma durerà poco, come diceva un bravissimo attore teatrale “in Italia l’indignazione dura meno dell’orgasmo… e dopo viene sonno…”. A chi dareste la colpa dell’accaduto? Alla Società Autostrade? Al comune di Genova? Al ministero dei trasporti? Sicuramente dopo un’attenta analisi si riuscirebbe a trovare una serie di responsabili in mezzo alla complicata rete di autorità e società che gravitano intorno a un ponte del genere, ma se vogliamo davvero andare alla radice del problema penso che la colpa sia da ricercare in altri ambiti. Vorrei far riflettere che la nostra società, e non intendo solo quella italiana, è fondata sul business, sul profitto, sui soldi insomma e semplicemente un ponte costruito una cinquantina di anni fa non genera denaro, è solamente un costo, e quindi bisogna cercare di ridurre al minimo le spese, per questo valutare se e quando farne la manutenzione. Non è una novità che crollino i ponti, o per qualche episodio di intensa pioggia vengano giù frane e smottamenti vari, o che deragli qualche treno e poi esploda incenerendo una trentina di persone e potrei continuare per ore… il motivo che ci viene dato per il quale questi avvenimenti accadono è sempre il medesimo, o non c’è stata manutenzione, o chi l’ha fatta non l’ha fatta come si deve. E invece no, la verità è che la manutenzione è solo un costo sostanzioso che in una società basata sul profitto si cerca sempre di rimandare o di cancellare, molto meglio investire su altre nuove grandi opere, che portano lavoro e fondi d’investimento e quindi tanti bei soldini per gli amici degli amici degli amici… Questa è la società in cui viviamo oggi, e mi piacerebbe molto aggiungere un bel “prendere o lasciare”, ma non posso, perché non la si può lasciare…

PS: oggi, alla fine di questo post non troverete nessuna canzone, o meglio, troverete solo il silenzio, che è l’unica vera colonna sonora che ben si addice a ciò che è accaduto. Quindi come diceva il solito attore teatrale “i silenzi andrebbero cantati…” quindi cantatelo…

Non ancora…

Uscito da lavoro m’incammino verso la vettura che mi riporterà a casa. Cammino col passo calmo di chi va a rifiatare dopo un lungo turno di lavoro. Sul lungo mare ci sono tutti, dai ragazzini in bici che ti sfiorano velocissimi alle famigliole con passeggino, qualche coppietta mano nella mano, alcuni anziani che discutono animatamente davanti a qualche bicchiere di vino probabilmente di troppo. C’è la classica afa d’agosto ma la brezza di terra riesce comunque a preparare un’aria fresca per la notte. Respiro a pieni polmoni e riconosco subito quell’aroma salmastra che tanto mi mancava quando me ne stavo oltralpe. E in questa serata afosa d’agosto i pensieri mi portano alle vicissitudini che ho affrontato in questi ultimi anni. Il cambiare spesso (troppo forse?) posto dove vivere, idem per i posti di lavoro, aver accantonato tante amicizie (deleterie? Mha… chi lo sa…), aver cercato la mia strada nonostante sguardi increduli, opinioni discutibili, consigli ambigui… Si, io l’ho fatto, lo posso dire. Io ho cambiato tutto e ricominciato da zero. Ascoltando solo me, sbagliando e riprovandoci continuamente, senza spinte, senza raccomandazioni… e adesso che le cose si stanno assestando e armonizzando indovinate un po’? Si, una parte di me vorrebbe rivoluzionare ancora! Partire per chissà dove, conoscere altra gente, imparare, stupirmi nuovamente. Ma non è ancora il tempo di una nuova rivoluzione… non ancora…

Quel “quasi”…

Se penso obiettivamente alla mia situazione attuale non posso proprio dire di essere messo male. Ho tutto (o quasi) quello che una persona “normale” cerca di ottenere. Ho un tetto sulla testa, un’auto decente, qualche soldo da parte, una moto a cui tengo più che a me stesso, uno strumento musicale che suono sempre troppo poco e un lavoro che ho appena cambiato ma che mi ha portato stimoli nuovi. Se poi vogliamo dare un’occhiata agli affetti ho due genitori alla mano, una sorella che picchierei sonoramente a giorni alterni, nipoti educati e affettuosi, una nonna malconcia ma che tiene duro come solo le donne di un tempo sanno fare, insomma, non mi manca niente o meglio, quasi niente. Lo ammetto, quel “quasi” mi fa davvero paura. Quel “quasi” ha il potere di farmi sembrare niente tutto ciò che ho. Quel “quasi” m’intristisce le giornate e mi cancella i colori. Per quel “quasi” dovrei rinunciare a una bella fetta di libertà, ma purtroppo o per fortuna, io sono uno a cui piace un sacco la libertà. Per quel “quasi” dovrei essere capace di scendere nuovamente a compromessi, ma ho già dato in passato, e adesso, appena sento anche solo l’odore di qualcosa che somigli a una transazione fuggo a grandi falcate. Si, ho paura di quel “quasi”, ma forse anche quel “quasi” ha paura di me…

Maschio Alfa per forza

Osservare qualcuno che a tutti i costi vuole comportarsi da maschio alfa mi ha sempre divertito molto, forse perché questa smania di voler per forza risultare il più forte o il più potente non fa proprio parte della mia indole. Qualche giorno fa ho avuto l’ennesima riprova della ridicolaggine di questo strano comportamento maschile. Mentre ero in fila nella mia banca ho visto entrare una persona che conosco, o meglio, che conoscevo molto bene, un vecchio amico d’infanzia che qualche anno fa ha deciso di abbandonare il giro di amicizie storico. Sorvolo sulle motivazioni di tale abbandono, che anche se discutibili sono comunque legittime e devono essere rispettate, quello su cui voglio soffermarmi è il comportamento che ha tenuto dopo essersi accorto della mia presenza. Mi ha visto e dopo essersi avvicinato mi ha salutato e abbiamo cominciato a parlare del più e del meno, certo non c’era la stessa complicità di quando eravamo culo e camicia, ma diciamo che poteva andare decisamente peggio. Qualche giorno più tardi, casualmente, lo ritrovo per strada ma sta volta non era solo, al suo fianco c’era la sua nuova mogliettina, (con la quale volente o nolente non sono mai riuscito a entrare in sintonia, ma questa è un’altra storia…) e guarda caso il vecchio comportamento da maschio alfa che l’ha sempre contraddistinto è uscito fuori in tutto il suo splendore. Mi ha guardato per un attimo e poi ha girato lo sguardo dritto davanti a sé, ha gonfiato il petto e allungato il passo senza curarsi minimamente della mia presenza, dimostrando così alla femmina la sua superiorità sugli altri maschi e la sua fermezza nelle decisioni. Peccato che quando la femmina non c’è da pavone diventa irrimediabilmente stercorario, trascinando con sé la sua pallina di merda, che tra l’altro è il suo bene più prezioso e quello che gli si addice meglio.

Vecchia

E’ vecchia. Vecchia a tal punto che non è più in grado di camminare. Vecchia a tal punto che basta che i suoi pronipoti giocando la sfiorino per far sì che delle vere e proprie ferite le aprano la pelle ormai dello spessore della carta velina. Vecchia a tal punto che per sentire meno dolore possibile è costretta a farsi quotidianamente di almeno venti farmaci diversi. Si, dico farsi perché è capitato che smettesse di prenderli per qualche giorno e sono sopraggiunte immancabili delle vere e proprie crisi d’astinenza. Vecchia a tal punto che la testa dovrebbe partirle no? Quando si diventa vecchi si rincoglionisce no? L’Alzheimer dove cazzo è? Quando avrà intenzione di palesarsi? No, niente da fare. Il suo cervello è intatto, risponde agli stimoli come quello di una trentenne, è sveglia, lucida, attenta… e questo fa sì che riesca a viversi a pieno il suo dolore… senza pause… senza sconti… Oggi mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto che è stanca, che non capisce perché sia ancora qui, che si sente inutile e un peso per gli altri, e poi mi ha detto che lo sente il dolore, lo sente davvero… e il mio cervello dopo questa chiacchierata fa dei pensieri strani… cerca soluzioni…