Archivio mensile:gennaio 2016

Condivisione

Son capitato bene. Quando capita di condividere un appartamento con altri c’è sempre il pensiero di ritrovarsi con persone troppo diverse o con chi non sa neanche dove stia di casa il rispetto o la privacy, e invece devo dire che mi è davvero andata bene. Qualcuno potrebbe dirmi che è presto per cantar vittoria, solo poco più di una settimana non è un tempo sufficiente per dare un giudizio, ma è vero anche che chi ben comincia è a metà dell’opera. E quindi nel nostro appartamento siamo in quattro, due ragazzi e due ragazze, formazione mista che consente di evitare l’accumulo di sporcizia classico delle case condivise da soli maschi. Del resto noi maschietti se ci lasci da soli tra quattro mura per più di un giorno scatta un tipo di socializzazione che somiglia molto a quella del branco di animali, quindi no pulizie fino a che non si presentano forme di vita spontaneamente formatesi nei sacchetti dell’immondizia accatastati, gare di rutti, ma che dico gare… campionati con tanto di tabellone e classifica rigorosamente aggiornata, e un bagno da dare il voltastomaco perfino ad un maiale. Fortunatamente non è il mio caso, la presenza delle gentil pulzelle e l’educazione fortunatamente ricevuta in famiglia, fa di noi maschietti di casa due coinquilini puliti ed educati. Anche le ragazze dimostrano di non essere troppo pignole, se ad esempio lasciamo il pavimento del bagno con un mini tsunami dopo la doccia non si alterano, se lasciamo la macchinetta del caffè da lavare non dicono niente, e scusate se è poco… Ora che ci penso non vorrei che stessero ingoiando il rospo e caricandosi come un’arma a ripetizione… tremo al pensiero di essere presente quando vuoteranno il caricatore… qualcuno ha un giubbotto anti-proiettile da prestarmi?

Sul tram

Alla fermata mi guardo attorno, sembro essere l’unico a farlo, c’è chi spippola sullo smartphone, chi legge un libro o una rivista, chi rovista nelle proprie narici disgustandomi, ma in definitiva nessuno incrocia lo sguardo con nessuno. Ad un tratto eccolo, si ferma, apre le porte e saliamo. Mi siedo e davanti a me ci sono due ragazzini con lo zaino di scuola, non si parlano, di fianco ho una signora che gioca a un videogame sul telefono, sull’altro fianco ho una ragazza dallo sguardo spento che fissa un punto indefinito del pavimento, più in là ci sono altre persone ma la costante è una sola “silenzio”. Ad ogni fermata le persone a bordo quasi raddoppiano, ma a nessuno frega niente del prossimo, spinte, piedi calpestati e valigie sbattute addosso senza proferire parola. Poi vedo salire una signora anziana, dai suoi occhiali a culo di bottiglia cerca di scorgere un posto per sedersi ma il tram è stracolmo e nessuno sembra intenzionato a cederle il posto. Osservo le facce della gente e inorridisco, buttano un occhio su di lei e subito girano lo sguardo altrove, se ne fregano, è palese. La signora ad ogni cambio di velocità o frenata rischia la caduta, e anche se cerca di aggrapparsi al corrimano, dubito che la stretta sia così forte da non farle mollare la presa. Basta, ho visto anche troppo, è a qualche metro da me ma la chiamo più volte e la invito a sedersi al posto mio, nel frattempo dico ai presenti di spostarsi per farla passare, a questo punto incredibilmente tutti diventano gentili e si spostano lasciando un corridoio alla vecchina che finalmente riesce a sedersi (quando vengono chiamati in causa sono “costretti” a essere gentili… oibhò…). Mi sorride, mi ringrazia e iniziamo a parlare. Le dico che sono da poco in città e che vorrei visitare i posti caratteristici, così lei mi spiega meticolosamente cosa vedere e come arrivarci. Prima di scendere la saluto e lei ricambia con un gran sorriso. Questo scritto non vuole essere autocelebrativo, è che semplicemente prova che la gentilezza paga, io ho sorriso, lei ha sorriso, abbiamo parlato mentre gli altri stavano in silenzio, e se la vogliamo mettere sulla convenienza lei ha guadagnato in comodità e io in conoscenza.

Vagherò

Vorrei tanto fare dei bei discorsoni pregni di significato, roba che trasuda saggezza, aforismi filosofeggianti con chissà quale significato intrinseco ma la realtà è che “mi ero rotto il cazzo”. Semplice, chiaro e diretto. L’ho scritto in alcuni post passati e non intendo ribadirlo, anche perché c’è questa frase così chiara e precisa che nella sua volgarità e indecenza racchiude tutto quello che ho provato. Poi quando uno se ne rende conto, per forza di cose, scatta la voglia di cambiare, ricominciare, anche da zero. E così l’ho fatto, vita nuova, città nuova, e un discreto numero di pensieri al limite tra il “cosa cazzo sto facendo” e il “ma che me ne frega”. E domani, dato che ho la giornata libera, sbrigate un po’ di cosette, me ne andrò a zonzo, inventandomi una meta lì per lì, senza premeditare niente. Vagherò.