Archivio mensile:giugno 2015

Un semplice sfogo

Bombardati da notizie di ogni genere. Viviamo così, giornali, televisioni, web, e chi più ne ha più ne metta. Ha ragione quello, no ha ragione quell’altro! E’ colpa mia, no è colpa tua! E quante volte ci rivolgiamo a degli ipotetici LORO per dare la colpa. Ma loro chi?
A volte penso che il vero problema siamo noi, e con noi intendo noi esseri umani.
Abbiamo perso il buon senso tutto qua (se mai l’abbiamo avuto…).
Per qualche soldo in più siamo pronti a calpestare il nostro prossimo, anche nel vero senso della parola, ricordo un coglione che lanciava soldi dalla finestra e gente che si accalcava sotto calpestandosi per riuscire a prenderli.
Non ce ne frega niente del nostro prossimo, ricordo un uomo colpito a morte, mi pare all’entrata di una metropolitana, e la gente che dopo avergli dato un breve sguardo scappava via… ci fosse stato qualcuno, anche uno solo, che avesse pensato a prestargli soccorso.
Il vero motivo per cui viviamo è uno, soldi, e fine della trasmissione.
Faresti il lavoro che fai (per quei pochi che ce l’hanno un lavoro…) se ti dessero un terzo di quello che ti danno? No, cercheresti qualcos’altro e te ne fregheresti della passione o della vocazione.
Nelle nostre testoline il primo pensiero è calcolante, ancora prima del giusto e dello sbagliato arriva il “mi conviene?”
Calcolare il massimo rendimento col minimo sforzo.
Poi giustizia, libertà, diritti ecc… chi se ne frega, contorno…
Siamo tanto bravi ad indignarci ma come diceva qualcuno molto più intelligente di me l’indignazione dura meno dell’orgasmo…
Ci sono sicuramente anche persone giuste, che agiscono col cervello facendosi contemporaneamente una bella pera di cuore, ma sono poche… davvero troppo poche…
L’ottimismo è il profumo della vita!
Sparati… demente…

A testa in giù

Oggi alla radio (non ricordo neanche di quale stazione si trattasse, che poi si dice stazione? O è canale? Bho…) chiedevano agli ascoltatori, potendo tornare indietro nel tempo, a quale ricordo sarebbero tornati più volentieri. Non so per quale strano motivo ma la mia mente mi ha riportato a un ricordo che avevo quasi rimosso. In un momento era chiaro e limpido. Avevo circa cinque o sei anni ed era estate, avevo appena corso una gara in bici, di quelle gare che si fanno nelle piccole cittadine per onorare il patrono o robe del genere. Ricordo che la vinsi quella gara, non per particolari meriti, semplicemente avevo il mezzo più adatto. Mi spiego meglio, erano i tempi che uscivano le prime mountain bike, ovviamente tutti i bambini si presentarono con le suddette, alcuni con delle bici più grosse di loro, non arrivavano a toccare i piedi in terra, tanto che alcuni genitori dovevano tenerli per il sellino prima della partenza per non farli cadere. Io senza rimorsi mi presentai con la classica bmx anni ottanta, l’unico senza protezioni e caschetto. Chiariamo subito che non mi presentai in questo modo perché avevo difficoltà economiche, semplicemente non me ne importava niente, né della gara, né dell’attrezzatura, a sei anni ero davvero il bambino più spensierato che esistesse. Fatto sta che al via li bruciai tutti, mentre io pedalavo all’impazzata e mi preparavo ad affrontare la prima curva loro continuavano a smanettare con il cambio, credendo che potesse dare loro chissà quale vantaggio. Per farla breve vinsi la gara facilmente. Subito dopo qualcuno mi consegnò una medaglia da primo classificato, io la osservai per qualche secondo e poi la consegnai a mia madre senza curarmene più di tanto. Subito dopo quell’episodio vidi una ringhiera a bordo pista e il mio cervellino da infante allegro e beato pensò che sarebbe stato bello dondolarsi a testa in giù da quella ringhiera, e così feci. I miei genitori e alcuni conoscenti non sapevano più dove fossi finito, finchè mio padre mi vide, e senza disturbarmi non fece altro che scattarmi una foto. Incurante di aver vinto, spensierato, senza dover dimostrare niente, senza chiedere di più, semplicemente vivendo quell’attimo di giovinezza. Lì. A testa in giù. Appeso alla ringhiera.

Birretta

Non avevo molta voglia di uscire stasera, vedere le solite facce era un’idea che mi nauseava, ma l’alternativa era starsene a guardare l’ennesimo film dato che il libro che leggevo in questo periodo l’ho ormai terminato da giorni. Poi mi si è accesa una lampadina, c’è un localino che è aperto da poco proprio a due passi da casa mia, e allora ho pensato, mi vesto decentemente, e mi vado a bere una birra. Dopo la breve camminata arrivo al locale e scruto i tavolini di legno in stile trattoria di campagna che si trovano davanti, poi lo sguardo si ferma su una testa piena di ricci, il proprietario della stessa si volta, mi guarda ed esordisce con “anche te testa importante vedo…”. E’ Filippo, un amico che non vedo da una vita. Non gli rispondo neanche, sorrido e mi siedo, contemporaneamente lui si volta chiama la cameriera e mi ordina una birra, poi mi guarda e mi dice “dai, facciamo la conta per chi inizia per primo a parlare delle proprie sfighe”. Attimo di silenzio e poi fragorosa risata di entrambi. Abbiamo parlato, riso e bevuto per due ore mentre il locale si riempiva di ragazzini di non più di diciotto anni, e anche questa cosa ha suscitato in noi ilarità dato che abbiamo passato i trenta da qualche anno. Dopo esserci raccontati in breve le nostre vite e sfighe ci siamo salutati promettendoci di rivederci al più presto e sapendo bene tutti e due che probabilmente non accadrà. Nel ritorno a piedi verso casa pensavo che a volte le serate più belle sono quelle semplici uscite dalle quali non ti aspetti niente, quelle in cui per caso trovi qualcuno col tuo stesso identico umore, con cui fare due chiacchiere, raccontarti la vita e riderci un po’ su, nonostante tutto.

Convenienza

Convenienza. Questa è la parola che in questi ultimi giorni è la più ricorrente nei miei pensieri. Guardo chi mi sta intorno e l’unica cosa che riesco a vedere davvero bene è la convenienza. Gente che il giorno prima ti prende a male parole adducendo motivazioni che logicamente non starebbero in piedi neanche con un’impalcatura e che, magicamente, il giorno dopo rimuovono perché gli fa comodo. Come se niente fosse successo ti chiamano gioviali e sornioni, mentre tu sai benissimo che lo fanno perché si sentono soli come cani. Eh no, cari opportunisti, stavolta no, il Corvo a questo giro non sorvola e fa quello che avrebbe dovuto fare tanto tempo fa. Semplicemente vi ignora. E se non sopportate la solitudine affari vostri. Magari assaggiando la vita solitaria riuscirete a ragionare meglio su come ci si dovrebbe comportare con le persone che ci stanno vicine, che la vostra coscienza rinsavisca non lo spero neanche, magari qualcuno però potrebbe accorgersi di essersi comportato con poco rispetto. E dopo questo sfogo una domandina a voi lettori. Qualcuno sa se in questi ultimi giorni c’è stata una ricorrenza religiosa particolare? (Io non lo so, sono ateo e conosco poco o niente della religione cristiana) No, perché la mia finestra (visto il caldo, ovviamente aperta) è vicina al campanile della chiesa, e le campane in queste sere suonano ogni mezzora fino a mezzanotte. Onde evitare che il Corvo uccida un parroco vorrei sapere quantomeno il perché di tale esagerazione.