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Una bella strizzata

Passeggiata sul lungo fiume, brezza tiepida e odore di erba tagliata, uno in bici suona il campanello per avvisare che sta per passare, un cane porta a spasso il padrone che rimane attaccato con la mano al guinzaglio come un esperto kitesurfer, due ragazzini si baciano appassionatamente su una colonna da ormeggio verniciata come un’amanita muscaria, all’entrata dell’Hotel a cui passo davanti c’è una ragazza vestita da gran sera che si sistema il trucco troppo vistoso, i colori della sera oggi danno sul rosa e man mano che si alza lo sguardo dall’orizzonte diventano freddi, viola, blu, in acqua il riflesso della luna che danza al ritmo delle onde sembra quasi avere forma di donna. E in questa serata ho avuto un po’ di nostalgia, per la prima volta dopo diversi mesi l’ho sentita, chiara, netta, prima nella pancia, poi nella gola e poi fin quasi agli occhi. Ma no, non era per il mio paese, che poi mio… non lo è mai stato… ma per quelle faccette innocenti che hanno i miei nipoti, e dovrà passare ancora tanto tempo prima che possa darvi una bella strizzata…

Colpa mia…

Sono stato tanto tempo senza toccarti, senza degnarti di uno sguardo… Colpa mia… è che ci sono state tante cose da fare e da pensare… ci sono, tante cose da fare e da pensare e in questo turbine io mi perdo… non mi scordo di te, è che semplicemente non ci penso… quello che posso… quello che devo… e il poi che incalza… non ti dedico abbastanza tempo… non sono neanche più preparato… ho scordato, ho sorvolato, ho appeso ricordi al chiodo… tutto sta cambiando velocemente e non lo so mica se riesco a stare al passo…

Poi mi giro e tu sei li… non mi guardi ma mi chiami… allora ti prendo… con gesti scordati e goffi ti faccio vibrare… insoddisfatto cerco di riaverti, di entrare in sintonia… ci vuole un pochino lo so… non si può ripartire subito come una volta si sa… toccarti con le dita… cercare le note… allora respiro… cerco il ritmo… e come d’incanto suoni familiari… quell’affiatamento che non sentivo da mesi… tu e io… come una volta… come sempre…

Pochi riescono a capire davvero il legame tra un uomo e il suo strumento musicale…

My guitar…

Caramelle alla menta

Caramelle alla menta, questo è ciò che più mi ha colpito di te. Non ti ho mai conosciuto, non so che voce avevi, non so che odore avevi, non ti ho mai visto ne ridere e ne piangere, non ho potuto giocare con te, arrabbiarmi con te, fare pace con te… Non ho potuto viverti… Come innumerevoli specie del passato non hanno potuto convivere nello stesso momento anche noi siamo divisi da un paio d’anni, quell’istante nel tempo in cui tu non eri più vita e io lo diventavo. Ho cercato informazioni su di te, nella mia testolina di bambino cercavo disperatamente qualcosa in comune, volevo assomigliarti a tutti i costi, chissà poi perchè… Fortunatamente alle mie richieste di aneddoti che ti riguardassero mi hanno sempre accontentato, e spesso anche se sapevo già la storia me la facevo raccontare nuovamente, non mi stancavo mai di sentire di te. Mi hanno raccontato che eri un uomo buono e sempre sorridente, grande lavoratore e compagnone, a starti vicino si percepiva energia positiva, ti piaceva portare mia sorella in giro col tuo camion e ogni volta che ti presentavi a casa a prenderla regalavi caramelle di menta a tutti i presenti. Che strano modo di presentarsi, regalare caramelle di menta, e mi dicono anche fossero buonissime. Altro particolare che ti distingueva è il fischiettare o canticchiare quando entravi in casa, e qui credo proprio che madre natura ci abbia messo lo zampino perchè anch’io lo faccio spesso… Forse è davvero questo ciò che maggiormente ci accomuna, l’amore per la musica, il fatto di averla sempre in testa anche mentre facciamo altre cose, o forse è solo una mia impressione… forse è solo la nostalgia del pensiero che avevo quando ero bambino… Mi sono davvero fatto raccontare ogni cosa su di te, ho tentato di capire com’eri, cosa pensavi, ma è difficile. Ogni racconto che ho sentito passa attraverso gli occhi e la mente di qualcuno che in un certo senso lo storpia e lo deforma, poi ci sono le foto, poche e fatte con strumenti ormai obsoleti, ti vedo diverso in ognuna, non riesco a farmi un’immagine limpida del tuo viso… E anche questo è curioso, l’immagine di te nella mia mente è deformata quanto il tuo nome è stato deformato per far nascere il mio… Ciao Zio, e ti voglio bene, anche se non ti ho mai conosciuto…

Il Ciclamino

Dominio Eukaryota – Regno Plantae – Superdivisione Spermatophyta – Divisione Magnoliophyta – Classe Magnoliopsida – Sottoclasse Dilleniidae – Ordine Primulales – Famiglia Primulaceae – Genere Cyclamen.

Mamma mia che classificazione allucinante per individuare un fiorellino così piccino! Però nella mia infanzia questo fiore ha avuto un significato particolare. Da quando ho ricordo il ciclamino ha segnato l’inizio del periodo estivo, adesso mi si dirà che non è ancora ufficialmente estate ed è vero, ma comunque nel mio cervellino di bambino questo fiorellino, col suo profumo particolare, scandiva il passaggio dalla stagione fredda a quella calda, e per questo l’ho sempre osservato con molto piacere. Ricordo da piccolo quando con mia madre andavamo a raccogliere pinoli e ciclamini, andava sempre a finire che ne mangiavo una quantità industriale e mi veniva il mal di pancia… di pinoli ovviamente… Adesso mi limito ad osservarli mentre corro, tra l’altro credo che sia passata una legge che li tutela, quindi per chi avesse pensato di emulare me e mia madre andando a cogliere un mazzolin di fiori occhio, potrebbe fioccare la multina se passa la forestale. In questi giorni invece mi sono reso conto perfettamente del passaggio alla stagione calda quando durante il mio girovagar sono arrivato qui (ho fatto la foto per provare il cell nuovo… altrimenti difficilmente fotografo, tendo a godermi il momento senza immortalare…).

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E’ una piazza di una città italiana sulla costa tirrenica ma non dirò di più… (sembro lo Stregatto) Vediamo se qualcuno la riconosce (ci sono anche un sacco d’indizi…). Comunque a parte l’indovinello sono arrivato in questa bellissima piazza verso le quindici e trenta, il sole scaldava e accecava, dalla foto non si nota ma si faticava a stare senza occhiali, l’odore di salmastro nell’aria, i gabbiani, il rumore delle onde… trovarsi nel momento giusto al posto giusto e godersi il panorama mentre il sole ti scalda e la brezza ti rinfresca… poi è scattato il gelatone!

Blog abbandonati

Tra i tanti blog ai quali mi sono iscritto devo dire che ce ne sono tantissimi che sono stati letteralmente abbandonati dai loro blogger, ed è una cosa che mi dispiace questa perché erano davvero interessanti, a prescindere dall’argomento trattato erano davvero singolari, si riusciva a capire che dietro quelle parole c’erano persone brillanti, alcuni secondo me non avevano niente da invidiare alla maggior parte degli scrittori attuali. Eppure poof! Svaniti nel nulla. Così, senza preavviso, e ora che avete stuzzicato la mia curiosità ve ne andate così? WordPress dovrebbe, secondo me, mettere una multa per questi blogger, non si abbandona un blog, magari si potrebbe istituire un canile per blog, un “blogghile” insomma, dove uno può adottarli o prendersi cura di loro… Va bè a parte le cazzate, mi dispiace davvero, c’era gente con gli attributi che avrei letto con piacere per tanto altro tempo. E poi ce n’erano alcuni che mettevano musica bella e avevano un posto di rilievo tra i miei spacciatori di musica preferiti, e il fatto di non averli più mi fa girare le sfere. Chissà perché avranno deciso di chiudere i loro blog… mmm… sicuramente avranno avuto i loro buoni motivi, però, se proprio devo dirla tutta, magari un post di addio, o magari un arrivederci, che so, andava bene anche un vaffanculo eh! Non sono mica attaccato al lieto fine per forza. Così senza fine, senza un punto chiaro e netto non mi piace, mi dà l’idea di discorso a metà, lasciato mezzo aperto, e i discorsi a metà non mi sono mai piaciuti. E mi da l’idea anche di blog lasciati nel limbo, bit fluttuanti nella rete, senza arte ne parte, visitati occasionalmente e per sbaglio da chissà quale navigatore, malinconia…

“Big Mama” e mia nonna

In questo ultimo periodo ho avuto il piacere di riascoltare qualche disco di Etta James, colei che io chiamo “Big Mama” e colei che io considero la regina indiscussa del blues. A parte la carica enorme che riesce a infondermi con le sue straordinarie canzoni Big Mama mi ricorda sempre mia nonna. Probabilmente me la ricorda perché anche mia nonna era una donnona come Etta, e come lei aveva un temperamento niente male. Ricordo benissimo che quando andavo a trovarla mi dava quegli abbracci che solo le nonne come lei sapevano dare. Tra l’altro quando ero piccolo non ero neanche troppo robusto, anzi, ero un bambino abbastanza magro e ogni volta che mi vedeva mi prendeva con tutta la sua irruenza piena d’amore e mi abbracciava schiacciandomi tra le sue mega tettone. Credo che mia nonna non abbia mai sospettato di avermi fatto rischiare lo svenimento in un paio d’occasioni ma è così, del resto la mia testolina veniva letteralmente inglobata da quelle enormi mammelle e la respirazione in quel momento era realmente impossibile. Dopo le prime volte imparai il trucco, salutavo nonna a distanza di sicurezza, prendevo un bel respiro e mi gettavo a occhi chiusi nel suo abbraccio, in questo modo riuscivo a restare in apnea la in mezzo senza rischiare la sincope. Subito dopo l’abbraccio però arrivava il momento dei doni, si perché in casa di mia nonna c’era sempre qualcosa che aveva messo da parte per me, un gioco, una manciata di caramelle, o qualche soldo. L’unica cosa che non mi tornava di lei era la lingua, non riuscivo mai a capire bene cosa diceva poi mio padre mi spiegò che nonna non era molto colta e si esprimeva solo ed esclusivamente usando il dialetto, a causa di ciò io credo di aver capito meno della metà delle cose che mia nonna mi ha detto. Però una cosa la ricordo bene, prima di andare via mi prendeva la faccia tra le mani, mi guardava in silenzio per qualche attimo e con un filo di voce mi diceva che avevo gli occhi di mio nonno, suo marito che aveva perso molti anni prima, poi si commuoveva e mi salutava sorridendo con gli occhi pieni di lacrime.

Finite!!!

Ok sono ufficialmente finite le ferie, quindi da domani ricomincia il lavoro e tutta quella serie di azioni che compongono questa specie di routine detta anche quotidianità. Questo mese d’agosto è stato abbastanza pesantino, ho rivisto alcuni amici e sono uscito parecchio, ho scoperto che nonostante non vada matto per il cetriolo mi piace il Moskow Mule, ho scoperto che uscire con una persona “tanto per” non mi piace, ho scoperto che provo un vero e reale senso di nostalgia per alcuni blog che in questo periodo non ho seguito, ho scoperto che sono ingrassato un paio di chili, ho scoperto che alcune amicizie devo prenderle a piccole dosi e poi ho scoperto che sono esattamente le 5:19 e che tra poche ore dovrò andare a lavorare e forse sarebbe meglio che dormissi. Sarebbe meglio ma tanto non ci riuscirò, sballamento degli orari è il primo effetto collaterale che produce la vita in ferie del corvo, a seguire i bruciori di stomaco, il mal di testa e la sabbia sul lenzuolo. Tanto per ricollegarmi a un post scritto qualche tempo fa sulle coppie che scoppiano direi che c’è stata un’altra bella deflagrazione, il bello è che mi ci hanno messo in mezzo anche me, lui lascia lei e entrambi hanno la meravigliosa idea di confidarsi con me. Ora, io conosco da neanche un anno lui, conosco da pochi mesi lei, sono sempre stato abbastanza riservato e li ho frequentati il giusto, mi domando: “perché stracazzo avete scelto me come mediatore della vostra conclusione amorosa???”. Avete entrambi degli amici, io sono una piccola parentesi delle vostre vite, sono un personaggio uscito dal niente e poco tempo fa, non ho i requisiti per fare il confessore, e poi di solito lui ha il suo confessore e lei un altro, perché avete scelto me entrambi? Non vedete un leggero conflitto d’interessi in tutto ciò? Come posso tenere le parti di entrambi contemporaneamente? Credo che mi servirebbe un consiglio da qualche amministartore delegato della borsa italiana, del resto non fanno gli AD per 5 o 6 società diverse in concorrenza tra loro? Potrebbero consigliarmi no? In questi giorni ho scoperto di avere anche un altro tipo di nostalgia, ma prima di scriverla vorrei vedere se è solo passeggera o no.

PS: questa canzone mi fa godere smisuratamente…

Impossible Story

Come da sempre mi capita anche stanotte è una di quelle notti in cui il sonno proprio non vuole arrivare, o forse sono alcuni pensieri e ricordi che facendo capolino mi distolgono dal rilassamento che serve per addormentarsi. Pensieri e ricordi confusi che si mischiano con una sensazione di nostalgia, per alcune storie che non sono andate, che non hanno fruttato quello che avrebbero dovuto. Sono passati i tempi delle domande, chi ha sbagliato o di chi è la colpa sono pensieri che mi hanno abbandonato già da un po’, non ha più importanza cercare il colpevole, è proprio vero, il tempo riesce ad affievolire, a ovattare qualsiasi tipologia di dolore. Personalmente credo anche che si possa fare ben poco per questi tipi di dolore, non esiste una ricetta per sentire meno, un esercizio da svolgere per lenire il dolore o una pozione magica che in un attimo ti possa far stare meglio. C’è solo il tempo, unico rimedio veramente efficace per i dolori del cuore, che poi se ci penso bene del cuore non sono, sono della nostra mente, la fonte della nostra più grande forza ma anche della nostra più grande debolezza. Ho cercato anche di distrarmi cercando un po’ di musica nuova, che tra l’altro è uno dei miei sport preferiti, cercare pezzi che non ho mai ascoltato o artisti che non ho ancora avuto il piacere di sentire, dopo un po’ ascoltare sempre i soliti pezzi mi scoccia, sento il richiamo di nuovi suoni, nuovi ritmi e melodie. E allora mentre ero in ricerca salta fuori un bel pezzo di una cantante canadese che già conoscevo, Brooke Miller, e quando ho letto il titolo mi è venuto da pensare, pur non essendo un fatalista, che ci fosse ben poca casualità, il titolo infatti è impossible story. Coincidenza curiosa e bel pezzo adatto al momento sia per titolo che per melodia, si adatta perfettamente a una notte un po nostalgica, ho cercato anche il testo ma non sono riuscito a trovarlo, se c’è qualcuno che conosce bene la lingua inglese sarebbe gradita la trascrizione del testo e una traduzione se possibile. Non si sa mai qualche anima buona si muova a compassione…