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Un pianeta con un sole blu

E di colpo succede che una domenica mattina non piove, incredibilmente qualche raggio di sole riesce a penetrare dallo spesso strato di nuvole. E allora finisce che decidi di andare a fare una passeggiata sul mare, perché il mare d’inverno ha un fascino particolare. Prima di tutto non c’è quasi nessuno, quindi il senso di libertà nell’ammirare quell’enorme distesa d’acqua è amplificato. La luce è strana, fatica a passare attraverso questi nuvoloni e finisce per diventare quasi blu, come un pianeta con un sole blu, e c’è un discreto venticello, il cappuccio diventa improvvisamente uno strumento indispensabile, senza si rischia la broncopolmonite. Mi sono portato anche le cuffie con della musica che ho scaricato ma non ancora ascoltato con attenzione. Così mi metto a passeggiare tranquillo ascoltando la musica e contemplando l’immenso. Esce fuori questa canzoncina e di colpo, sarà stata la luce, il senso di libertà, il dopo sbornia sabatale, un cane che stava giocando a rotolarsi sulla sabbia, insomma mi sentivo bene. Che potete dire cosa vi pare ma non è poi così frequente come sensazione. Dovrebbe esserlo di più? Bho… Comunque io la canzoncina la ripropongo, magari ispira anche qualcun altro.

Corsa sotto la pioggia

Oggi sono andato a correre, ho sfruttato la pausa pranzo, anche perchè le giornate hanno già iniziato ad accorciarsi e a me correre col buio non piace per niente. Era poco più di una settimana che non correvo, del resto negli ultimi giorni ho dovuto combattere con una specie di influenza che mi ha a dir poco spossato, e quindi dovevo per forza di cosa fare un’analisi del mio stato di forma, e devo dire che anche stavolta non è andata malaccio. Dopo i primi tre chilometri, nella parte del percorso in cui si diradano gli alberi, intorno a me ha iniziato a piovere e il maestrale ha iniziato a spingere un po di più, in quel preciso momento ho sentito vivida una sensazione di benessere, il vento e la pioggia mi rinfrescavano tutto il corpo, mentre io mi concentravo sulle sensazioni e sulla postura della corsa. Il percorso era praticamente deserto, ho incontrato solo qualche turista tedesco in bici, niente a che fare con le corse serali dell’estate, piene di gente che sembra di essere in pieno centro, ero li, solo, passo deciso e respirazione controllata, pioggia e vento come fedeli compagni di viaggio, odore di terra bagnata e salmastro, aria fresca e pulita, niente cuffie, la musica era il rumore della natura fatto di mille cinguettii e di fronde mosse dal vento, il ritmo lo davano i miei passi e la cadenza del respiro, mente vuota, eh si, perchè dopo un po che corri entra come il pilota automatico, non serve dire al tuo corpo di correre, basta lasciarlo fare, va da se (ok, questa funzione dell’essere umano entra soltanto dopo un po che corri, le prime volte la mente deve dire di correre al corpo praticamente a ogni passo), quindi mente impegnata solo ed esclusivamente a godersi il circostante, ci vuole così poco a volte per sentirsi bene… anche con i vestiti zuppi…

Nuvole

Oggi le nuvole dopo molto tempo sono tornate a farci visita, il sole non si vedeva e il mare ha assunto un colore più scuro, quasi minaccioso. Inutile dire che io ero la, sulla riva a contemplarmelo come ogni giorno, e nonostante il vento e i colori scuri che proprio non ti fanno pensare a gioia e spensieratezza mi sentivo tranquillo. Intorno a me molti turisti raccoglievano le loro cose, ombrellone, secchielli, sdraio, pinne e altre cianfrusaglie credendo che di li a poco si sarebbe messo a piovere. Io quasi lo desideravo, dopo tanti giorni di afa insopportabile avrei visto la pioggia come un piacevole intermezzo a quest’estate afosa e umida. Ho alzato gli occhi al cielo ed era come un enorme materasso bianco pieno di bozzi, all’orizzonte il materasso aveva dei colori più tetri, ho pensato che se in quota il vento fosse stato abbastanza forte domani saremmo andati in giro con l’ombrello e gli stivali, poi c’ho ripensato e mi sono detto che ogni volta per rinfrescarci siamo noi che cerchiamo l’acqua, dovremmo essere contenti se questa volta è l’acqua che cerca noi. Mi è capitato un paio di volte di fare il bagno sotto un temporale, e dico fare il bagno nel senso di lavarsi proprio, è molto bello e rinfrescante bisogna solo godersi la pioggia e sperare che i fulmini cadano da un altra parte…

E’ il momento di scrivere

Si lo so, è un bel po che non scrivo, ma doveva solo arrivare il momento, ed è arrivato… sinceramente non ci capisco niente, c’è un turbine di emozioni nuove, alcune negative altre positive e si mischiano tra se lasciandomi in un limbo nel quale è difficile trovare una strada, un senso, una direzione… A volte la vita mi sembra così complicata e altre è davvero troppo semplice, ma perché? Perché tutte queste domande? Perché cercare per forza un senso a una cosa che forse senso non ne ha proprio… La vita scorre bella o brutta e non si chiede niente, siamo noi che ci facciamo le domande senza mai trovare le risposte, a volte ci illudiamo di trovarle ma è un attimo non veritiero, solo un attimo niente di più… l’incertezza è la vera padrona, e noi, o almeno io non riesco ad accettarla, mi suona strana, inconcepibile, aliena. Vorrei solo essere più tranquillo, non dover per forza trovarmi faccia a faccia con emozioni disattese. E’ un’ utopia, lo so benissimo ma che ci posso fare, adesso è quello che desidero di più. Forse qualcuno potrebbe pensare che desideri una vita monotona o priva di qualsivoglia emozione, e invece no, vorrei solo che fossero più diluite, più semplici da affrontare, più deboli per certi versi. E invece mi invadono, e per quanto cerchi di essere pronto finisco sempre per esserne sopraffatto, sia per le brutte che per le belle, è una spada di Damocle che oramai credo non riuscirò più a togliermi di dosso… Corvo fanculo! Ti voglio bene ma fanculo!

Di mare e rispetto

Ho trovato una piccola spiaggetta dove quasi ogni giorno passo quelle poche ore pomeridiane libere. E’ molto carina, lontana dal marasma degli stabilimenti balneari, lontana dal lungo mare tempestato di bar, gelaterie e venditori ambulanti di cianfrusaglie che ogni cinque minuti ti chiedono insistentemente di comprargli qualcosa. Per arrivarci bisogna fare un po di strada a piedi in mezzo agli alberi ma direi che più che un difetto è quasi un pregio, si sentono le cicale che fanno il loro tipico verso del quale ignoro il nome, e i raggi del sole vengono filtrati dalle chiome dei pini, una passegiata immerso nella natura che finisce in una spiaggetta isolata e poco frequentata. Appena arrivo stendo il telo mare e vado a farmi un bel bagno rinfrescante, giusto il tempo di qualche bracciata per sgranchirmi la schiena e torno sul telo mare, sfoglio il libro che mi sono comprato dopo attenta scelta e me ne sto li a godermi l’atmosfera. Il sole mi scalda e mi abbronza, un lieve vento di maestrale mi accarezza e mitiga l’azione del sole che altrimenti mi costringerebbe a un tuffo ogni dieci minuti, vicino a me un bambino crea castelli di sabbia e per fortuna lo fa silenziosamente, la mamma lo guarda con un lieve sorriso, traspare tenerezza da quella impercettibile smorfia, un gabbiano a qualche metro dalla battigia si fa cullare dalle onde osservando svogliatamente il bambino creatore di castelli, io osservo l’orizzonte e non posso fare a meno di pensare al mare, questa meravigliosa distesa d’acqua che mi ipnotizza. E’ tutta la vita che abito al mare, lo conosco in tutte le sue forme, lo conosco quando è arrabbiato e sembra voler mangiarsi la costa, lo conosco quando è placido e sembra olio, lo conosco da sopra e lo conosco anche meglio da sotto, ripensando a quanto sono stato a contatto con lui dovrebbe essermi venuto a noia, e invece no, lo amo ancora come lo amavo quando ero bambino e mi divertivo a tuffarmi nelle onde. Spesso ci gioco e ci sguazzo dentro, a volte ci caccio, a volte lo uso per rilassarmi e a volte ci litigo anche, ma la cosa più importante è portargli rispetto. “Pochi uomini possono dare del tu al mare, e quei pochi non glie lo danno”.

canzoncina

Nevrosi acquatica

Nevrosi! Si l’unica parola che mi rappresenta in questo preciso momento è nevrosi. Da un po di tempo ho preso la buona abitudine di praticare sport e visto che oggi è una giornata di pioggia e freddo polare ho optato per una bella nuotata in piscina. Penso quindi  che se voglio trovare meno gente forse è meglio che vada a un’ora non troppo tarda quindi mi dico, sabato mattina stacco un po prima da lavoro e verso le 10:00 non dovrebbe esserci tanta gente, molti lavorano, dovrei avere almeno una corsia tutta per me. Preparo la borsa con tutto il necessario e mi reco in piscina, mi preparo nello spogliatoio e appena metto il piede fuori da quest’ultimo mi rendo conto che dovrò spartire una singola corsia con almeno 5 o 6 persone. Si perché su 8 corsie sono solo 4 quelle adibite al nuoto libero, le altre 4 sono così suddivise: 2 per un corso di nuoto per bambini dove sul bordo della piscina è stato montato uno scivolo in plastica che oltre a essere orribile credo che non sia neanche troppo sicuro, totale dei bambini occupanti le 2 corsie indovinate un po? 2! Che spreco! Le altre 2 corsie sono adibite all’acquagym, sul quale non ho molto da dire tranne il fatto che mettere la musica a tutto volume dentro una stanza enorme completamente vuota, com’è del resto ogni piscina, provoca un effetto eco che neanche il Gran Canyon, della musica si distingue (male) solo il ritmo, la melodia è impossibile da decifrare, va bè, tutto sommato chi se ne frega, io devo nuotare. Vista l’impossibilità di usufruire delle suddette corsie ripiego per le altre 4 ma a spartirsele siamo circa in 20, di cui io, 4 ragazzi che ho già incontrato altre volte, e una quindicina di persone che non avevo mai visto. Vista la situazione io e i 4 con un rapido fulmineo gioco di sguardi d’intesa ci avviamo tutti insieme verso una corsia, sarà difficile nuotare in 5 con velocità diverse ma del resto non possiamo fare altrimenti, ci sopporteremo. No, non è andata così, dopo mezzo secondo insieme a noi entrano in vasca 2 signori che si mettono una specie di cilindro galleggiante tra le gambe e iniziano a muoverle come se fossero su una bici, risultato 1 metro ogni quarto d’ora, alcuni dei ragazzi si spostano in altre corsie e trovano lo stesso problema, altre persone che usufruiscono dei benefici di questo esercizio idiota di cui non conoscevo l’esistenza. Ora io non voglio essere polemico, ma a cosa serve un esercizio che non stanca? Posso capire che venga eseguito da chi ha avuto problemi motori e deve farlo come riabilitazione ma oggi mi ha solo dato l’impressione che fosse una moda del momento. Oltre a essere praticamente e totalmente non allenante costringe il resto delle persone in vasca a compiere traiettorie strane per evitare chi lo pratica, e inoltre i nuotatori proprio nel momento di sorpassare la tartaruga rischiano di scontrarsi con chi è di ritorno nella stessa corsia. Cerco di risolvere la situazione con il dialogo e un minimo di organizzazione, si lo so dovrebbe pensarci il personale addetto alla piscina ma non lo fanno quindi chi fa da se fa per tre. Cerco di far capire alle tartarughe le problematiche che si andavano creando e ricevo le seguenti risposte: 1- Io ho pagato, nuoto dove mi pare. 2- A me hanno detto di venire qui. 3- Fanno finta di non sentire. Esco dall’acqua, passo svelto di chi vuole levarsi di torno il più presto possibile, incazzato come un’ape prendo l’accappatoio e mi accingo ad entrare nello spogliatoio quando un bambino a bordo vasca lancia una tavoletta galleggiante all’amico. La tavoletta prende un moto rotatorio che la porta a salire e a cambiare traiettoria curvando bruscamente verso di me, e indovinate un po? Si, mi colpisce esattamente li! Se fossi stato un fonico al momento dell’impatto avrei sicuramente accompagnato l’avvenimento con un rumore di vetri che si rompono. Comunque, semipiegato su me stesso, mi giro e guardo il bambino dritto negli occhi senza proferire parola, lui vedendo la mia espressione cambia la sua da risolino deficiente a terrore puro con occhi sgranati. Non mi chiede neanche scusa, e cerca con gli occhi l’istruttrice che mi guarda e mi fa:”scusa, sai sono bambini”. Io non rispondo neanche a lei, mi giro e dolorante rientro negli spogliatoi, tra le risa dei 4 ragazzi che insieme a me abbandonavano la missione “nuoto in piscina quest’oggi”.  Morale del giorno: QUANDO BUTTA MALE, BUTTA MALE.

H2O Acqua

Forse non è molto azzeccato fare un post intitolato “H2O Acqua” in questo periodo, l’Italia ne sta vedendo anche troppa di acqua in questo momento, che sia sotto forma di neve, grandine o pioggia sembra proprio che ne stia venendo giù in abbondanza. Ma io, che fondamentalmente me ne frego se nevica o piove o c’è il sole, un bel post dedicato glie lo faccio lo stesso. E’ ovvio che mi piaccia, altrimenti non gli dedicherei questo post, posso affermare di esserci cresciuto dentro, un po perchè i miei genitori hanno voluto che avessi un bel rapporto con lei e mi hanno iscritto a un corso di piscina quando ero davvero molto piccolo, e poi perchè abitando al mare sono stato sempre a diretto contatto con l’ambiente marino. E questo ambiente molto particolare mi ha sempre regalato momenti meravigliosi, sia sotto che sopra la superficie. Inoltre a piacere molto a me personalmente è in modo indiscusso la sostanza più presente nel nostro ecosistema, non solo perchè ricopre ¾ del pianeta ma perchè anche noi siamo costituiti per più del 90% di acqua. E l’unica cosa che aggiungerò a questo post sarà una canzone dei Mercanti di liquore anch’essa dedicata all’acqua, che di cose da dire ne ha molte più di me, si intitola “Due parti di Idrogeno per una di Ossigeno” magnificamente cantata, o forse sarebbe meglio dire raccontata da Marco Paolini, e colgo l’occasione per congratularmi con lui per la recente Laurea honoris causa all’università di Padova. Buon ascolto.