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Ubuntu

Se, incontrando una qualsiasi persona per strada esordissi con la parola “Ubuntu”, probabilmente il soggetto in questione mi guarderebbe storto, come si guarda un pazzo che farnetica parole a casaccio. Se la stessa parola la dicessi a uno che s’intende di informatica quasi certamente mi risponderebbe “no grazie, preferisco Mac OS”, perché penserebbe che mi riferisca al sistema operativo. Se invece la dicessi a qualcuno che conosce la lingua Bantu, originaria dei territori sub-sahariani, probabilmente sorriderebbe. Per spiegare meglio che cosa vuol dire Ubuntu voglio raccontarvi una storia che trovai tempo fa su un blog del quale purtroppo ho perso le tracce, ma fortunatamente, e come faccio spesso quando trovo qualcosa che mi colpisce, la salvai:

Un antropologo propose un gioco ad alcuni bambini di una tribù africana.
Mise un cesto di frutta vicino ad un albero e disse ai bambini che chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto tutta la frutta.
Quando gli fu dato il segnale per partire, tutti i bambini si presero per mano e si misero a correre insieme, dopodiché, una volta preso il cesto, si sedettero e si godettero insieme il premio.
Quando fu chiesto ai bambini perché avessero voluto correre insieme, visto che uno solo avrebbe potuto prendersi tutta la frutta, risposero
“UBUNTU, come potrebbe uno essere felice se tutti gli altri sono tristi?”
UBUNTU nella cultura africana sub-sahariana vuol dire:
“Io sono perché noi siamo”

Ubuntu è una filosofia, un’etica, un modo di comportarsi, in pratica è un’idea, una regola di vita basata sulla compassione e sul rispetto dell’altro. L’Ubuntu è stato anche annoverato tra i principi fondamentali fondanti la nuova repubblica del sud-Africa, infatti anche il mito Nelson Mandela e altri premi Nobel ne traevano ispirazione per le azioni contro l’Apartheid. Forse, visti i tempi, sarebbe il caso di ricordarci di quell’uomo e delle idee che lo hanno spinto a essere chi era e a fare ciò che ha fatto.

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Esistono gli eroi?

La mitologia greca e romana ci ha abituati alla figura dell’eroe, personaggi dall’indiscussa forza o astuzia spesso con poteri sovraumani, a volte erano semi-dei a volte erano individui con caratteristiche fuori dal comune. Gli eroi potevano agire sia per il bene degli altri che per se stessi, esempio lampante quello del famoso Achille che combatteva si per i Greci, ma il suo obiettivo primario era la gloria, e il desiderio che il suo nome avrebbe riecheggiato nei secoli. Nel contemporaneo invece, l’eroe di solito compie grandi e coraggiose gesta per il bene di tutti, Peter Pan ad esempio combatteva Capitan Uncino per difendere i Bimbi Sperduti, Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri ecc… Quindi oggi il significato di eroe è cambiato, oltre ad agire contro le avversità con grandi capacità e smisurato coraggio lo si deve fare per un nobile ideale. E allora mi chiedo, esistono nella vita reale gli eroi? E se si, chi sono? E che faccia hanno? Io uno credo di averlo trovato, o per meglio dire una. Lei è Irène Frachon, pneumologa a Brest nel nord-ovest drella Francia. Questa è una di quelle donne che a me piace definire « con le ovaie esagonali », del resto se esistono uomini con le palle quadrate non vedo perchè non possano esistere donne con le ovaie esagonali… Irène ha condotto una battaglia contro una multinazionale del farmaco e incredibilmente, e contro tutti i pronostici, ha vinto. Si è accorta che un medicinale per il dimagrimento aveva un effetto collaterale molto pericoloso, danneggiava una valvola cardiaca. Quindi in mezzo a mille difficoltà ha cominciato le sue ricerche, per la sua battaglia Irène ha dovuto sacrificare la sua vita quotidiana, i suoi quattro figli, il marito e ha rischiato in più di un’occasione di perdere il lavoro e di essere radiata dall’ordine dei medici (si sa, quando si va contro poteri forti cercano di metterti al tappeto nonostante tu sia un medico che cerca solamente di salvare delle vite… e scusate se è poco…). Nonostante ciò ha tenuto duro e alla fine ha vinto. Irène ha scritto un libro sulla sua battaglia ma non so se sia stato tradotto in italiano, fortunatamente per conoscere più in dettaglio la sua storia c’è un film del 2016 intitolato « 150 Milligrammi ». Irène ha salvato la vita di un sacco di persone combattendo una battaglia contro un nemico mille volte più grande di lei, ma grazie alla sua tenacia e alla sua competenza in campo medico è riuscita nel suo intento, e come dice lei stessa lo ha fatto per il bene dei suoi pazienti e per la gente in generale. Quindi si, gli eroi non sono solo una leggenda, esistono davvero.

PS : tempo fa scrissi un post sui vaccini, e ci furono diverse discussioni, quindi, dato che sono venuto a conoscenza di un altro piccolo dettaglio volevo condividerlo con voi. Trattasi di un documento direttamente dal sito dell’Agenzia Italiana del Farmaco, titolo “Italia capofila per le strategie vaccinali a livello mondiale”, notare luogo e data, tre anni prima degli scandali e delle famigerate pandemie di morbillo e roba varia… a questo punto è lecito sospettare che fosse tutto già deciso a tavolino… e se non vi viene almeno un dubbio vi meritate un vaccino contro l’illogicità…