Archivio mensile:febbraio 2013

Nevrosi acquatica

Nevrosi! Si l’unica parola che mi rappresenta in questo preciso momento è nevrosi. Da un po di tempo ho preso la buona abitudine di praticare sport e visto che oggi è una giornata di pioggia e freddo polare ho optato per una bella nuotata in piscina. Penso quindi  che se voglio trovare meno gente forse è meglio che vada a un’ora non troppo tarda quindi mi dico, sabato mattina stacco un po prima da lavoro e verso le 10:00 non dovrebbe esserci tanta gente, molti lavorano, dovrei avere almeno una corsia tutta per me. Preparo la borsa con tutto il necessario e mi reco in piscina, mi preparo nello spogliatoio e appena metto il piede fuori da quest’ultimo mi rendo conto che dovrò spartire una singola corsia con almeno 5 o 6 persone. Si perché su 8 corsie sono solo 4 quelle adibite al nuoto libero, le altre 4 sono così suddivise: 2 per un corso di nuoto per bambini dove sul bordo della piscina è stato montato uno scivolo in plastica che oltre a essere orribile credo che non sia neanche troppo sicuro, totale dei bambini occupanti le 2 corsie indovinate un po? 2! Che spreco! Le altre 2 corsie sono adibite all’acquagym, sul quale non ho molto da dire tranne il fatto che mettere la musica a tutto volume dentro una stanza enorme completamente vuota, com’è del resto ogni piscina, provoca un effetto eco che neanche il Gran Canyon, della musica si distingue (male) solo il ritmo, la melodia è impossibile da decifrare, va bè, tutto sommato chi se ne frega, io devo nuotare. Vista l’impossibilità di usufruire delle suddette corsie ripiego per le altre 4 ma a spartirsele siamo circa in 20, di cui io, 4 ragazzi che ho già incontrato altre volte, e una quindicina di persone che non avevo mai visto. Vista la situazione io e i 4 con un rapido fulmineo gioco di sguardi d’intesa ci avviamo tutti insieme verso una corsia, sarà difficile nuotare in 5 con velocità diverse ma del resto non possiamo fare altrimenti, ci sopporteremo. No, non è andata così, dopo mezzo secondo insieme a noi entrano in vasca 2 signori che si mettono una specie di cilindro galleggiante tra le gambe e iniziano a muoverle come se fossero su una bici, risultato 1 metro ogni quarto d’ora, alcuni dei ragazzi si spostano in altre corsie e trovano lo stesso problema, altre persone che usufruiscono dei benefici di questo esercizio idiota di cui non conoscevo l’esistenza. Ora io non voglio essere polemico, ma a cosa serve un esercizio che non stanca? Posso capire che venga eseguito da chi ha avuto problemi motori e deve farlo come riabilitazione ma oggi mi ha solo dato l’impressione che fosse una moda del momento. Oltre a essere praticamente e totalmente non allenante costringe il resto delle persone in vasca a compiere traiettorie strane per evitare chi lo pratica, e inoltre i nuotatori proprio nel momento di sorpassare la tartaruga rischiano di scontrarsi con chi è di ritorno nella stessa corsia. Cerco di risolvere la situazione con il dialogo e un minimo di organizzazione, si lo so dovrebbe pensarci il personale addetto alla piscina ma non lo fanno quindi chi fa da se fa per tre. Cerco di far capire alle tartarughe le problematiche che si andavano creando e ricevo le seguenti risposte: 1- Io ho pagato, nuoto dove mi pare. 2- A me hanno detto di venire qui. 3- Fanno finta di non sentire. Esco dall’acqua, passo svelto di chi vuole levarsi di torno il più presto possibile, incazzato come un’ape prendo l’accappatoio e mi accingo ad entrare nello spogliatoio quando un bambino a bordo vasca lancia una tavoletta galleggiante all’amico. La tavoletta prende un moto rotatorio che la porta a salire e a cambiare traiettoria curvando bruscamente verso di me, e indovinate un po? Si, mi colpisce esattamente li! Se fossi stato un fonico al momento dell’impatto avrei sicuramente accompagnato l’avvenimento con un rumore di vetri che si rompono. Comunque, semipiegato su me stesso, mi giro e guardo il bambino dritto negli occhi senza proferire parola, lui vedendo la mia espressione cambia la sua da risolino deficiente a terrore puro con occhi sgranati. Non mi chiede neanche scusa, e cerca con gli occhi l’istruttrice che mi guarda e mi fa:”scusa, sai sono bambini”. Io non rispondo neanche a lei, mi giro e dolorante rientro negli spogliatoi, tra le risa dei 4 ragazzi che insieme a me abbandonavano la missione “nuoto in piscina quest’oggi”.  Morale del giorno: QUANDO BUTTA MALE, BUTTA MALE.

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Elezioni, sogni e una minuscola speranza

Prima o poi avrei dovuto parlarne, in fondo lo sapevo, l’argomento è scontato lo so ma devo dire la mia, devo parlare delle elezioni in arrivo e di come mi faccia schifo, ma schifo vero, da conati di vomito, ogni partito politico, dalla destra alla sinistra, per me non c’è differenza, non ho bisogno di spiegare approfonditamente gli sbagli di uno o dell’altro politico, non ho bisogno di riesumare chissà quali scandali per far capire al lettore quanto insulsi, piccoli e poco seri possano essere questi ominidi che tanto fremono per rappresentarci. La destra e la sinistra per 50 anni ci hanno governati accumulando chi più chi meno un debito, l’attuale, che solo di interessi quest’anno andrà intorno ai 90/100 miliardi, in una parola, INESTINGUIBILE, quindi che faccio continuo a dare il voto a questi? NO. Il governo tecnico AUTOINSEDIATOSI votato da nessuno non ha fatto altro che tassare di più e fischiettare quando gli si chiedevano manovre per la crescita. Quindi che faccio gli do il voto? NO. Poi abbiamo una miriade di piccoli movimenti dei quali fino a ieri non sapevamo neanche l’esistenza e che oggi si presentano come la speranza del futuro, che sono usciti fuori adesso perché le elezioni sono vicine e quindi mi puzzano tanto di chi vuole accaparrarsi una fettina di rimborsi elettorali all’ultimo momento, quindi che faccio li voto? NO. Eccezione per il movimento 5 stelle che gli si può dire qualsiasi cosa ma intanto sono gli unici a rifiutare i rimborsi elettorali, e già il fatto che non mi metti le mani in tasca ti fa essere più simpatico ai miei ocgandhichi. Comunque in definitiva un gran casino che non si riesce davvero a capire come siamo potuti arrivare a questi livelli, probabilmente neanche impegnandoci avremmo potuto fare peggio. Allora lascio che la mente vaghi, lascio che i sogni s’impossessino di me, e mi trovo a pensare a Gandhi con la sua rivoluzione non violenta, a quest’ometto che grazie a un’idea, è riuscito a rendere indipendente un paese, penso alla sua umiltà, al buon senso e all’umanità che esprimeva anche attraverso uno sguardo, mi ritrovo a guardare qualche sua foto su internet e sorrido, come può un ometto dalle fattezze così buffe essere così immenso? Purtroppo non c’è più, un coglione ce l’ha portato via con tre colpi di pistola. Continuando a spaziare tra i miei sogni mi viene in mente un altro ometto degno di nota, per fortuna lui ancora vivente, il presidente dell’Uruguay José Mujica, che per scelta vive con uno stipendio normale, in una casa normale, conducendo una vita normale. Lo so lettore, probabilmente ti starai chiedendo se è davvero possibile che un Presidente raggiunga livelli di umiltà di tale entità, lo so che sei abituato a ben altri presidenti con tenori di vita che definirli alti è strariduttivo, lo so che appena senti la parola presidente ti viene da vomitare anche gli occhi, però devi credermi, c’è, esiste e non è un sogno. Voglio postare un suo discorso di modo che tu possa capire un po delle sue idee.

Ci tengo a precisare che Josè è una di quelle pochissime persone al mondo che fa esattamente ciò che predica, perchè lo sappiamo benissimo noi italiani, predicare bene riesce veramente a tutti, noi siamo maestri in questo, spariamo certe promesse che in un qualsiasi altro paese riderebbero anche i gatti, è comportarsi coerentemente a ciò che esprimiamo che non ci viene molto bene. Come ho fatto per Gandhi mi metto a guardarlo in faccia, cerco su internet le sue foto e anche lui mi suscita le solite emozioni, è buffo no? La sua faccia mi fa venire in mente un Nonno che porta a spasso il nipote, che gli compra le caramelle, un uomo buono insomma, e per certi versi lo è dato che devolve circa il 90% dello stipendio che gli spetterebbe di diritto a organizzazioni non governative e a persone bisognose. Alla fine gli rimangono 1500 dollari di stipendio,mujica alla domanda perché lo fa ha risposto che “Questi soldi mi devono bastare perché ci sono molti Uruguaiani che vivono con molto meno!”. Per il fisco Uruguaiano Mujica è proprietario di un’ auto, non ha altre proprietà, infatti vive in una fattoria e la proprietaria è sua moglie. Non voglio neanche azzardarmi a confrontarlo con una qualsiasi delle facce che siamo abituati a vedere in Italia, sarebbe come confrontare la merda con la cioccolata, non si può fare. Mi piacerebbe solo far notare ai nostri governanti, a cui piace tanto inserire nelle nostre leggi la dicitura “con la diligenza del buon padre di famiglia”, chi è veramente dotato della diligenza di un buon padre di famiglia, e far capire al lettore che i nostri l’unica diligenza che conoscono è quella dei soldi pubblici che assaltano ogni giorno spudoratamente sotto i nostri occhi. E in fondo a tutti questi ragionamenti, a questi sogni, a questo dolce vagare della mia mente sento un desiderio, una speranza minuscola in mezzo a un oceano di rassegnazione, che un giorno anche in questa Italia sgretolata da continue menzogne, colpita a morte da Mafia, sprechi, corruzione ecc. nasca una figura del genere che possa portare un po di serenità a un popolo che non sa veramente più dove sbattere la testa, un popolo che nel silenzio dei media sta facendo la fine della Grecia, un popolo che di questo passo non potrà più chiamarsi popolo ma solo ammasso informe di schiavi alla mercé dell’Europa.

Musichina del giorno, Laura Marling, poco più che ventenne, tecnicamente non un mostro ma voce e sembianze da angelo.

Inciampa-cadi-rialzati

Si, ho buttato via un sabato. Non avrei voluto ma è capitato. Mi sono recato a una fiera e nonostante mi avessero avvisato che probabilmente avrebbe fatto schifo ci sono voluto andare lo stesso constatando di persona che effettivamente faceva davvero schifo. Va bè, d’altra parte quando uno si intestardisce, soprattutto se quell’uno sono io, è giusto che ci sbatta la testa forte MA FORTE. E questo è un po il leitmotiv della mia vita, nel senso che da quando ho memoria ho sempre dovuto (e per certi versi voluto) sbatterci la craniata per capire a fondo le cose (Non ridere lettore, che anche tu sei un po come me!). In un certo senso mi sento un discreto incassatore (Dai Rocky non fa male!). Forse è anche per questo che il nome del Blog è INCIAMPI, devo ammettere che di inciampi con conseguenti cadute, talvolta rovinose, ne sono successi e alcuni acciacchi dovuti a tali capitomboli purtroppo me li porto ancora dietro, ma non mi scoraggio, le ferite di guerra vanno esposte come trofei, mi ricordano che ogni volta malgrado la botta fosse violenta e il livido persistente nel tempo mi sono sempre rialzato. Mi capita anche di pensare che arrivati a una certa età si riesca a sentire meno dolore, si spera che l’età e l’esperienza riescano a costruire una sorta di corazza, ma alcune volte, o forse sarebbe meglio dire per alcuni tipi di colpi e cadute, la corazza non difende, si viene trafitti dalla sofferenza come se la protezione che con tanta fatica credevamo di aver costruito non ci fosse, e in effetti probabilmente non è mai esistita, era solo illusoria. Spesso si pensa di essere cresciuti, e fieri della nostra condizione di adulti si promette a noi stessi di non ricadere nei soliti errori, e quando poi ci si ricade ci diamo degli stupidi per poi rigiurare di non ripetere lo sbaglio. Un cane che si morde la coda. Un loop di illusioni e di promesse che ci facciamo e che con tutta probabilità non riusciremo a mantenere. Ma tuttavia non mi sento di condannare tale atteggiamento, siamo umani, cerchiamo soltanto la strada per stare bene, per la serenità, e per trovarla saremmo disposti a cambiare radicalmente noi stessi, o a costruirci addosso chissà quale protezione, e in quel momento siamo convintissimi di poterci riuscire. In seguito la nostra indole naturale ci fa capire che certi aspetti caratteriali non si possono proprio cambiare, non si può tradire a lungo la nostra natura, da se stessi è risaputo che è impossibile scappare. Il dolore così come la gioia e la felicità fa parte della vita, ed è un ospite indesiderato con il quale bisogna volenti o nolenti fare i conti, se ignorato all’inizio è capace di ripresentarsi più forte di prima in seguito, si può solo guardarlo dritto in faccia e affrontarlo. E quindi mi chiedo se non sia il caso di sorridere a noi stessi, volersi un po più di bene e accettarsi per quello che si è, senza rancore, senza smania di cambiamento, adottare l’idea che nella vita si inciampa, si cade e ci si rialza. Il dolore deve essere conservato, elaborato e trasformato, prendendoci il nostro tempo, tutto quello che ci serve, per tornare a guardare con occhi sereni tutto ciò che vogliamo vedere.

Conato di ottimismo, chissà dove lo conservavo, misteri…

Il tizio qua sotto mi fa notevolmente irritare, suona troppo bene, e ciò mi secca, mi infastidisce, sarà invidia?

San Valentino mi stai sui c……

Oggi farò la cosa meno originale che un blogger possa fare, dedicherò il post al Santo di oggi e alla festa che ne consegue, la feste degli innamorati, diciamocela tutta, UNA FARSA!
Cioè secondo la società oggi dovrei, dato che il calendario lo decreta, festeggiare il mio legame d’amore con la persona che amo. Fortunatamente (per me e per lei) non c’è questa persona e se c’è non l’ho ancora incontrata quindi molto probabilmente il mio San Valentino passerà come sono passati mille altri giorni e cioè non capiterà un bel niente. Comunque mettiamo per assurdo che avessi la mia dolce metà (dolce? Si si, dolce come solo un piranha sa essere…) perchè dovrei festeggiare il fatto che stiamo insieme proprio oggi? Conoscendomi un minimo mi rifiuterei, non mi piace fare le cose perchè così fan tutti, io non sono tutti, io sono io e ragiono col mio cervello. E poi se vogliamo dirla tutta questa cavolo di festa mi sa tanto di convenienza per commercianti, ristoratori e venditori di cianfrusaglie, e sinceramente in questo preciso momento storico di buttare via soldi in modo così idiota non ne ho per niente voglia.
Una curiosità legata a questo santo che pochi conoscono è che San Valentino è si il patrono degli innamorati ma secondo alcuni è anche il protettore dei matrimoni. Alla luce di ciò potrei tranquillamente affermare che san Valentino non ha fatto un buon lavoro negli ultimi anni visto l’aumento esponenziale di divorzi che abbiamo avuto in Italia. Diciamo che o Valentino non esiste (opzione che io personalmente reputo più plausibile) o ha avuto qualche problemino nell’espletare i suoi compiti. Che ne sò potrebbe aver preso un secolo di ferie e non aver trovato il rimpiazzo, oppure stando sempre a contatto con innamoramenti, bacetti e frasi romantiche potrebbe essergli preso un attacco di diabete fulminante ed essere ricoverato d’urgenza, oppure potrebbe anche essere che Valentino sia un fannullone e non abbia voglia di fare il suo lavoro, chi lo sa, fatto sta che sulla terra è evidente che le cose non vanno come dovrebbero.
Propongo quindi di licenziare san Valentino con effetto immediato, processarlo per negligenza reiterata ai danni degli innamorati e delle persone sposate, e instituire subito un concorso aperto a tutti per rimpiazzarlo, in questo modo diminuiranno i divorzi e riusciremo ad occupare una persona che in questo periodo ne abbiamo davvero tanto bisogno. Vota corvobianco213 e San Valentino sparirà dal calendario!

H2O Acqua

Forse non è molto azzeccato fare un post intitolato “H2O Acqua” in questo periodo, l’Italia ne sta vedendo anche troppa di acqua in questo momento, che sia sotto forma di neve, grandine o pioggia sembra proprio che ne stia venendo giù in abbondanza. Ma io, che fondamentalmente me ne frego se nevica o piove o c’è il sole, un bel post dedicato glie lo faccio lo stesso. E’ ovvio che mi piaccia, altrimenti non gli dedicherei questo post, posso affermare di esserci cresciuto dentro, un po perchè i miei genitori hanno voluto che avessi un bel rapporto con lei e mi hanno iscritto a un corso di piscina quando ero davvero molto piccolo, e poi perchè abitando al mare sono stato sempre a diretto contatto con l’ambiente marino. E questo ambiente molto particolare mi ha sempre regalato momenti meravigliosi, sia sotto che sopra la superficie. Inoltre a piacere molto a me personalmente è in modo indiscusso la sostanza più presente nel nostro ecosistema, non solo perchè ricopre ¾ del pianeta ma perchè anche noi siamo costituiti per più del 90% di acqua. E l’unica cosa che aggiungerò a questo post sarà una canzone dei Mercanti di liquore anch’essa dedicata all’acqua, che di cose da dire ne ha molte più di me, si intitola “Due parti di Idrogeno per una di Ossigeno” magnificamente cantata, o forse sarebbe meglio dire raccontata da Marco Paolini, e colgo l’occasione per congratularmi con lui per la recente Laurea honoris causa all’università di Padova. Buon ascolto.

Suonare uno strumento

Suonare uno strumento musicale è una cosa stupenda, è difficile spiegarlo diversamente ma ci proverò. Partiamo dal fatto che non mi considero uno particolarmente bravo in tal senso ma credo di essere abbastanza appassionato e testardo da riuscire a imparare e, talvolta, a fare la mia porca figura con uno strumento in mano. Le emozioni che si riescono a esternare quando si suona sono molteplici così come sono molteplici i tipi di musica che si possono eseguire. C’è chi deve buttare fuori tutta la rabbia che ha dentro e sceglie un bel pezzo metal con una bella schitarrata elettrica e distorta, chi invece deve raccontare le sfighe quotidiane  e preferisce un mix di ritmo e melodia che non siano troppo rumorosi allora magari sceglie un bel blues, c’è chi invece è molto sofisticato e predilige la tecnica scegliendo il jazz, insomma ognuno ha l’imbarazzo della scelta. Per non parlare degli strumenti musicali, oggi ne esistono di tutti i tipi, a fiato, a corde, a percussione, alcuni addirittura sono mix di più strumenti, roba da diventarci matti. E una volta scelto lo strumento c’è poco da dire e molto da fare, nel senso che per imparare non bisogna far altro che esercitarsi, non c’è altro modo. Se hai passione ti diverti anche ad esercitarti, altrimenti desisterai ben presto. Una volta un amico mi chiese se potevo insegnargli, io risposi che non c’era problema, gli avrei prestato anche una chitarra per cominciare dato che non ne aveva una, ma lui mi fece una domanda grazie alla quale capii che non sarebbe riuscito ad imparare, mi chiese: “ma quanto devo esercitarmi al giorno?”. Una persona realmente appassionata di musica non si chiede quanto deve esercitarsi, una persona realmente interessata alla musica non vede l’ora di esercitarsi e imparare qualcosa in più, soprattutto le prime volte che ti avvicini a uno strumento. Ricordo che i primi tempi, non avendo i famosi “calli” sui polpastrelli che contraddistinguono i suonatori di strumenti a corde, mi esercitavo fino a provocare dei piccoli solchi sulle dita che regolarmente sanguinavano. E non lo dico per vantarmi, chi suona lo sa, i primi tempi è veramente doloroso, dita distrutte e crampi alla mano a forza di andare su e giù per quel manico in cerca di un suono pulito e ascoltabile. Poi la mano si allena, passano i crampi, i polpastrelli non sanguinano più e inizi a tirar fuori qualche accordo decente, magari abbozzi la prima canzone, e lì ti esce un sorriso a sedicimila denti, la gioia è molto simile a quella che provi quando da piccolo ti tolgono le ruotine dalla bici e capisci che stai in equilibrio da solo, anche se hai 10, 20 o 30 anni ritorni istantaneamente un bambino felice e contento. E questa sensazione, questa piccola gioia solo tua, te la porti dietro per tutta la vita, ogni volta che impari un nuovo pezzo fa capolino strizzandoti l’occhio. E poi una cosa che in molti non capiscono è che non serve essere tecnicamente infallibili o fare mille note al secondo, basta un po di emozione da trasmettere a chi ti ascolta, una voce intonata e qualche accordo, il resto viene da se.

Un paio di domandine sulla beneficenza

In questi giorni non ho potuto fare a meno di notare come le pubblicità delle associazioni di beneficenza per i paesi più poveri (ho inserito volutamente il “più” perchè di questo passo anche noi, tra non molto, saremo annoverati tra i paesi poveri secondo me) imperversino su quotidiani, in internet e sulla TV. Si lo ammetto, per una sera ho guardato la TV, ero a casa di mia sorella e insieme a mio cognato dopo cena ci siamo semi-appisolati davanti a Discovery Channel, prometto di non farlo più, perdonatemi. Durante l’oretta che sono stato davanti alla SCATOLA LUMINOSA RINCOGLIONENTE, a parte sentirmi rincoglionito, ho notato che l’invadenza di tali pubblicità era abbastanza intollerabile e quindi mi è sembrata alquanto sospetta, subito  mi è tornato alla mente un libro che ho letto qualche anno fa, di cui non ricordo il titolo, che trattava proprio di questo argomento. Il libro cercava di spiegare come vengono utilizzati i soldi donati in beneficenza, ovviamente spiegava che non tutti possono essere impiegati per l’effettivo aiuto della persona o del gruppo di persone che s’intendono aiutare, naturalmente una parte servono per coprire i costi logistici delle associazioni, e alla fine dei conti, il massimo che effettivamente arriva a destinazione, nel migliore dei casi, non supera il 30% della donazione. Per non parlare delle false associazioni che sfruttano la sofferenza delle altre persone da una parte, e il buon cuore dall’altra, per lucrare avidamente, e nel libro si sosteneva che fossero la maggior parte. Ora, io non dico che alla luce dei fatti sia sbagliato fare beneficenza, però un paio di domandine mi sorgono spontanee, non è forse meglio, sapendo come effettivamente vengono usati i soldi delle donazioni, se ogni volta che sentiamo l’impulso di aiutare chi non è fortunato come noi, andare a portare il nostro aiuto direttamente a chi ne ha bisogno? Lungi da me sostenere di prendere un aereo e andare in Africa ma semplicemente mandare dei soldi direttamente alla persona che vogliamo aiutare, senza mediazioni, cercando quindi di diminuire le mani tra cui passano, perché come sappiamo fin troppo bene noi italiani quando i soldi fanno troppi passaggi di mano diminuiscono drasticamente. Altra domandina che mi viene in mente verte invece sul patriottismo, che raramente fa parte del mio essere ma ogni tanto si fa vivo e a me non dispiace assecondarlo di tanto in tanto, nel senso che penso che di gente che ha davvero bisogno d’aiuto ne abbiamo tantissima anche noi qui in Italia, da italiano quale sono dovrei preoccuparmi di quella prima di andare a preoccuparmi della gente che vive a decine di migliaia di chilometri da me no? Con questo non voglio fare razzismo, dico solo che forse è inutile cercare di aiutare una persona a migliaia di chilometri se lascio morire di fame chi mi sta accanto. E poi non capisco proprio perchè per la beneficenza serva il portafogli (travestito da cuore) dei telespettatori e per gli F35 servano i soldi pubblici. In Italia non abbiamo solo il problema di distribuzione della ricchezza abbiamo un problema di distribuzione dei soldi in qualunque modo vengano usati. Che tristezza, ma come facciamo a sopportare ancora? Che soglia di sopportazione abbiamo?

Altro post altra musica. Questa è un orchestra che fa musica hiphop, se non fantastici assolutamente originali.

Notte Minimal

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Stanotte è notte incasinata, in testa diverse idee sulle quali sviluppare riflessioni, pensieri che saltano da un argomento all’altro come se fossero collegati da chissà quale sfumatura comune, e subito dopo trovarli invece così distanti, quasi inconciliabili.

Pensieri di speranza infranta, di nostalgia ingiusta, di critiche non ragionate, di scuse infondate, di mare e di terra, di verità scomode, di ricordi da dimenticare, di parole non dette e forse neanche pensate, di troppo tardi e di troppo presto, di ferite rimarginate, di squallida convenienza, di illusioni, di giustizia negata, di solitudine necessaria, di commozione e di incazzature, di tutto e di niente.

Non è proprio la notte adatta per mettersi a sviscerare ogni pensiero, a volte bisogna mandare a quel paese i “perché” e lasciare la mente libera, che vada dove vuole. Che produca flussi di coscienza o resti immobile e fissa sul vuoto cosmico non è importante.

Lo spreco di energie mentali deve essere ridotto, portato al minimo.

Tutto deve tendere allo zero.

E anche la musica deve fare la sua parte.

 

Occhio agli aforismi

Ma cos’è questa mania per gli aforismi, ormai sono onnipresenti sul web, ogni blog ne fa uso e direi anche abuso, sempre più spesso queste frasucce vengono spiattellate ovunque come se fossero la verità manifesta, come se tre parole messe in croce, presentate come perle di saggezza, possano rivelare chissà quale verità incontestabile di vita. Come se dal momento che vengono letti la vita possa essere illuminata e si possa iniziare un cammino stile Siddharta che porta inevitabilmente alla felicità e alla pace dei sensi.

Ruberò un’intercalare romana: Ma de che!

Tra gli aforismi ci sono delle cazzate immani, di proporzioni gigantesche, roba epica, tipo: “Non è importante quanti respiri fai nel corso di una vita, ciò che è importante sono i momenti che i respiri te lo tolgono”. Vorrei dire al genio del male che ha inventato questa frasuccia che l’ultimo momento che mi ha tolto il respiro che io ricordi, è stato quando il cane di un amico saltando sul mio divano per salutarmi mi è atterrato sui gioielli di famiglia, e questo dovrebbe essere un momento importante, magari da ricordare? Se fossi masochista probabilmente. Mi sono ripreso dopo cinque minuti di apnea imprecando e guardando con aria famelica la povera bestiola che, con sguardo innocente mi faceva capire di aver pensato che fosse un gioco, e scodinzolava allegramente il bastardo come a suggerirmi di ripetere il tutto. Io l’avrei lanciato volentieri direttamente nel camino ma poi, grazie al mio proverbiale autocontrollo, ho optato per non farlo, del resto povera bestiola non può capire che rompe i cogl…., in tutti i sensi.

Altro aforisma altra corsa: “Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sè genialità, magia e forza. Comincia ora”. L’autore di quest’altra genialata è Goethe, e forse adesso qualcuno penserà che non posso permettermi di criticare un filosofo, poeta, scienziato, critico ecc. del suo calibro. E invece si! Primo perchè penso che anche i migliori sbaglino di tanto in tanto, secondo mi stanno sui cogl…. i tuttologi e lui lo è, quindi non vedo perchè il nostro amatissimo Johann Wolfgang non debba sorbirsi in silenzio (del resto come potrebbe controbattere, è morto…) i miei sproloqui sul suo conto. L’aforisma è, a mio avviso, irrimediabilmente sbagliato perché, ci arriva anche un bambino, il problema del 99% delle persone non è cominciare qualcosa ma perseverare in quello che fa, è la costanza il problema di quasi tutti, quanti di noi cominciano svariati hobby o progetti o sogni e non li portano a termine? Quindi caro Goethe, stavolta hai toppato! Dietro la lavagna e in ginocchio sui ceci! E già che che ci sei portami il diario che ti scrivo una nota da far firmare ai tuoi genitori! (ma cosa sto dicendo? Bho…)

L’ultimo aforisma che ho intenzione di criticare viene, purtroppo, dalla mente di uno degli uomini che stimo di più al mondo, Fabrizio De Andrè. L’aforisma in questione è: “è stato meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati”. Lo trovo abbastanza banale, mi sarei aspettato molta più originalità da una mente smisurata come la sua, e inoltre, basandomi sulla mia esperienza di vita e quindi anche sentimentale, direi che alcune delle gentil pulzelle che ho avuto la sfortuna nera di frequentare avrei preferito non averle incontrate mai, mi sarei risparmiato diversi travasi di bile, diverse boccate di veleno che ho dovuto mio malgrado ingoiare, unica consolazione è che grazie a loro forse ho imparato a non illudermi troppo quando le cose sembrano andar bene, ma l’ho davvero imparato? Non saprei.

Vista l’abitudine a chiudere i post con un pezzo musicale oggi propongo un live molto carino, si noti come al minuto 4:00 si senta in sottofondo la sirena di un ambulanza che sembra intonata col pezzo, fatta apposta per l’occasione, si noti inoltre alla fine del pezzo lo squillo di cellulare così perfettamente in sincrono da suscitare ilarità nei suonatori. Come ho scritto in un altro post non sono un fatalista, ma a volte le coincidenze sono così azzeccate che ti lasciano quantomeno un istante di esitazione, di riflessione sul fato e sul destino. Buon ascolto.