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La crisi del Cinema

Qualcuno dice che negli ultimi tempi esiste una crisi del Cinema, le cause spesso vengono associate alla crisi economica, all’avvento delle serie TV e all’offerta che sempre più spesso sembra essere di pessima qualità. Devo dire che mi trovo abbastanza d’accordo, credo che una sola causa ben precisa non sia il vero responsabile di tutto ciò, credo invece che siano più di una le cause di questa decadenza artistica. Io parlo ovviamente da non addetto ai lavori e quindi da semplice spettatore, ma essendo un appassionato credo di poter dire due o tre cosette in proposito. Io non so se la crisi economica abbia inciso sul budget riservato ai film, ma mi sono reso conto che fior fior di attoroni ultimamente si prestano a delle pellicole che chiamarle film di serie B suona quasi come un complimento, quindi è probabile che tale ipotesi non sia proprio campata in aria. Spesso tali attori vengono messi sotto contratto anche da famose serie TV che purtroppo li tolgono dallo scenario Cinema per catapultarli in quello schifo che è l’universo serie TV. Vi prego non storcete la bocca (o magari storcetela, il blog è mio e ci scrivo quello che mi pare…), chi vi parla odia le serie TV, per pochi precisi motivi che vado a elencare: 1- le serie TV non hanno mai una fine, vivono e sopravvivono della sindrome che chiameremo del “prossimo episodio”. Quando hai finito un episodio ti viene dato un indizio che stuzzichi la tua curiosità, solo ed esclusivamente per indurti a vedere il prossimo, cosa che tra l’altro succede anche alla fine di una stagione per indurti a vedere la prossima. Bene, la sindrome del prossimo episodio su di me non attecchisce, anzi, mi fa solo incazzare. Risultato, non guardo serie TV. 2- Nelle serie TV la narrazione è lenta, piena di robe senza senso che ai fini della storia non hanno nessun valore, sembra quasi che chi scrive la sceneggiatura debba riempire dei vuoti narrativi per allungare le puntate, mi spiego, le svolte sono una ogni due/tre puntate, ciò che ci sta in mezzo è frittura registica. Risultato, non guardo serie TV. 3- Spesso da una stagione all’altra cambiano gli attori, o nel caso nostrano i doppiatori. Ora, te ti sei abituato a vedere una faccia e loro siccome l’attore ha litigato col produttore ti propongono un altro, che magari con l’attore precedente non c’azzecca nulla, nel caso nostrano succede che un attore ha una voce da baritono e l’anno dopo ha la voce di Topo Gigio! Per non parlare di quando modificano la sceneggiatura perché un attore per quell’anno ha rifiutato la parte. Cosa c’è di artistico in tutto ciò? Risultato, non guardo serie TV. Parliamo adesso dell’offerta di bassa qualità, su questo mi limiterò a una cerchia ristretta del Cinema, l’Horror. Mi soffermo su questo genere perché è un genere che mi sta particolarmente a cuore, ne sono appassionato. Devo dire che dopo The Witch (2015) nessuno è stato più in grado di fare un film degno di essere classificato come Horror. Ultimamente ne ho guardati un po’, dico solo che in un paio di questi mi sono letteralmente addormentato. Ora, si presume che anche se il film non è così di qualità debba come minimo tenere in ansia lo spettatore, non dico spaventato ma quantomeno teso, e invece per due o tre volte mi sono addormentato, erano talmente paurosi sti cavolo di film che mi hanno indotto sonnolenza… Interrotta spesso da questi fottutissimi e insopportabili “Jumpscare”, letteralmente “salto di paura”. Che cos’è? Direttamente da wikipedia “Un jumpscare effettivo si basa molto sulla scena che lo precede, dove viene fatto credere che niente di pauroso stia per accadere, con la musica abbassata al minimo e i suoni quasi impercettibili. Il jumpscare, infatti, è spesso reso molto pratico da un improvviso e drastico aumento del volume della musica, atto esso stesso a spaventare lo spettatore”. Cioè questi sedicenti registi Horror non fanno altro che, ad esempio, aumentare a dismisura il volume di una porta che si chiude e il conseguente balzo dalla sedia dello spettatore per loro è uno spavento. No, porca putt….. No! Perché se stai lavando il cesso di casa e io giungo alle tue spalle senza che tu te ne accorga e colpisco con tutta la forza che ho un gong di due metri di diametro, anche tu balzi, probabilmente sfondando pure il tetto. E’ paura? No, è solo che ho cambiato lo stato dell’ambiente da quiete a caos, e il balzo è la conseguenza del cambiamento repentino, i muscoli del tuo corpo si contraggono tutti insieme e improvvisamente perché semplicemente si preparano a qualcosa di cui ignorano la natura. Quindi il Jumpscare è un mezzuccio usato da chi vuole fare Cinema Horror ma non sa come farlo. Se volete vedere qualche film Horror davvero serio e fatto bene ve ne consiglio tre, tralascerò mostri sacri come “La casa” o “L’esorcista” e anche tutti gli altri classici, mi limiterò a consigliare quelli che fanno parte di un Cinema più recente, in ordine crescente di qualità abbiamo il sopracitato The Witch (2015), Babadook (2014) e in fine il più bello, un film che ha una fine fantastica e non dico altro, Martyrs (2008). In definitiva è innegabile, il Cinema sta perdendo il suo fascino e soprattutto la sua qualità, troppo improntato all’eroe fumettistico che nel corso di venti film (aridaje co sta serialità…) deve sconfiggere il cattivo (ogni riferimento ai film di supereroi è puramente voluto), con registi emergenti che non riescono a trovare investimenti per realizzare le loro idee, con filoni umoristici improntati alla comicità trita e ritrita della pernacchia e della parolaccia (ogni riferimento ai cinepanettoni è puramente voluto), e in Italia, con attori sempre più scarsi, che spesso te li ritrovi in programmi televisivi di dubbio gusto a fare il trenino la domenica, o in culo al mondo a fare i finti sopravvissuti, gente che non reciterebbe bene neanche diretta da Leone o da Monicelli… oibhò…

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Principe Libero

Ho aspettato un po’ prima di scrivere questo post, ho dovuto. Avevo la necessità di far passare del tempo per digerire il film Principe Libero, di cercare di capire cosa realmente penso di questa trasposizione cinematografica della vita dell’immenso. Ho cercato anche di documentarmi per vedere cosa ne pensa la gente, ma a parte qualche critica sul dialetto genovese praticamente inesistente, o sulla messa in scena di una genova troppo pulita e educata ho trovato, più che altro, pareri positivi, il film alla stragrande maggioranza delle persone è piaciuto. Mentirei se dicessi che non è piaciuto anche a me ma bisogna anche tenere conto che quando leggo o vedo o ascolto qualcosa di inerente alla figura dell’immenso tendo ad essere di parte in maniera esagerata. Prima di tutto vorrei menzionare Luca Marinelli, ha fatto del suo meglio per interpretare Faber ed è stato anche bravino ma sinceramente, per quanto possa essere bravo, impersonare l’immenso è dannatamente difficile, e per quanto mi riguarda avrei scelto una faccia più interessante, più misteriosa, più dannata forse, Marinelli mi dà l’idea di una faccia troppo pulita, da bravo ragazzo, non chè Fabrizio non lo fosse in giovane età, ma diciamocela tutta, Faber era anche un ladro di canzoni, uno che per scommessa dette un morso a un topo appena vomitato da un gatto, per gran parte della sua vita ha bevuto come una spugna e fumato come una ciminiera, la faccia di Marinelli, con questi grandi occhioni azzurri da bambino non rende giustizia allo sguardo perennemente a mezz’asta dell’immenso. Chiuso il capitolo Marinelli, che al di là dell’impersonificazione di Fabrizio direi che ha pure cantato benino, un plauso va alle due attrici Valentina Bellè e Elena Radonicich che hanno interpretato rispettivamente Dori Ghezzi e Enrica “Puny” Rignon. Molto brave entrambe, anche se conoscendo poco sia Dori che Puny è più difficile dare un giudizio, comunque devo dire che entrambe sono state credibilissime e mai caricaturali, davvero un bel lavoro per le due attrici. Grande prova di recitazione anche di Gianluca Gobbi che ha interpretato l’onnipresente amico  Paolo Villaggio, anche se immaginarsi un Vil laggio così spavaldo e spumeggiante è davvero difficile, probabilmente il mio immaginario è stato influenzato dalle ultime interviste in cui era ormai vecchio e, passatemi il termine, rincoglionito. In definitiva il cast mi è sembrato decisamente preparato e ben diretto dal regista Luca Facchini che conoscevo solamente per un documentario dal titolo “A Farewell to Beat”, che ripercorre la vita e il lavoro con la Beat Generation della mitica Fernanda Pivano (che compare anche nel film), scrittrice, giornalista, critica musicale, e chissà quante altre doti aveva questa super donna… Colei che appresa la morte di Fabrizio disse “L’Italia ha perso il suo più grande poeta” e per rubare una frase a Faber io direi “se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato”. Insomma, il cast e il regista hanno fatto un discreto lavoro, non eccelso certo, ma davvero buono. Allora cos’è che ancora non mi convince? Perché sento ancora questo retrogusto d’incompiuto, di sospeso, d’insufficiente? Semplice, perché lo è… e non potrebbe essere altrimenti… In poco più di quattro ore non si può condensare la vita dell’immenso. Sono rimasti fuori, oltre a troppi accadimenti tipo le querelle con Jannacci, o con Gaber, o il lavoro con la PFM, o quello con Bubola ecc, anche molte sfaccettature caratteriali tipo l’amore incondizionato per l’anarchia, infatti a parte la frase rivolta a Mannerini in cui dice che l’anarchia non è fare come ti pare ma darsi delle regole prima che te le diano gli altri, non c’è alcun accenno, non si vede mai la sua maniacale ricerca d’informazioni che faceva sempre prima di scrivere qualsiasi cosa, non si vede ad esempio una cosa che lo contraddistingueva da chiunque, che è una cazzata, ma che ti fa capire l’uomo dietro al mito, e cioè che lui scriveva su tutto, fazzoletti di carta, giornali, libri, carte dei cioccolatini, come gli veniva in mente qualcosa lui scriveva, e se non aveva carta e penna se l’inventava al momento. In definitiva manca tanto di quello che era l’immenso, ma non mi sento di criticare troppo chi ha lavorato per questo film perché è semplicemente impossibile fare una trasposizione della vita di un uomo così geniale e particolare, se si vuole conoscerlo davvero a fondo non lo si può fare in altro modo che ascoltando e leggendo tutto ciò che ha creato, cercando di capire, fin dove si può, quello che ha cercato di trasmetterci, e lasciando, perché no, alla nostra mente d’immaginare chi fosse.

PS: la canzone che segue il post non poteva essere che di lui, è una canzone della quale non ho mai capito il vero significato, quando l’ascolto lascio che la mente vaghi tra i miei ricordi, non so perché, ma mi piace sempre pensare che in questa canzone ci sia un bel po’ di me.

Madre! Ma anche no…

Chi segue questo blog sa che a volte mi piace consigliare la visione di qualche film o documentario che mi è particolarmente piaciuto, oggi invece voglio fare il contrario, e cioè sconsigliare la visione di una pellicola che mi ha davvero sconcertato in senso negativo. Il film di cui parlerò è “Madre!” (potrei spoilerare parte della trama quindi chi volesse visionarlo non legga oltre, ma sinceramente, vogliatevi bene e non guardatelo). La storia è molto semplice, è la vita di una coppia, lei casalinga incinta, lui scrittore in piena crisi d’ispirazione. Partiamo col dire che il film è delirante nel vero senso della parola, i dialoghi sono scritti con i piedi, se uno chiede “come stai?” l’altro potrebbe rispondere tranquillamente “si, la marmellata è di ciliegie”, gli attori hanno reazioni contorte e non credibili, succedono cose che vanno oltre il surreale, basti pensare che a un certo punto all’interno della casa scoppiano manifestazioni di sette sataniche e addirittura una guerra con tanto di militari in divisa e scoppi di bombe di vario genere, la casa viene letteralmente presa d’assalto da centinaia di persone che escono fuori dal nulla. Tutta questa accozzaglia di vicissitudini è messa in atto per radere al suolo la casa di modo che nella scena finale, assolutamente telefonata, si possa capire che ci troviamo di fronte all’ennesima storia in loop fondata sul mito dell’Uroboro, e cioè sulla natura ciclica delle cose. Ora, non è che il mito dell’Uroboro sia brutto ma mi sembra che già sia stato usato abbastanza nel cinema, ricordo ad esempio un grandissimo “L’esercito delle dodici scimmie” (con un Brad Pitt nella parte del terrorista psicopatico da Oscar), oppure anche la famosa web serie Freaks, insomma roba fritta e rifritta. Bisogna dire anche che lo sceneggiatore e in questo caso anche regista Darren Aronofsky aveva già dato prova di essere uno avvezzo al delirio con un altro film a mio avviso senza senso e inguardabile, e cioè “The Fountain – L’albero della vita”. Sinceramente pensavo che dopo una roba del genere si sarebbe fermato, invece ho scoperto che è anche produttore quindi potrebbe continuare all’infinito, pertanto la palla passa a noi spettatori che dobbiamo fermarlo e fargli capire che dovrebbe esimersi dal creare tali oscenità.