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Ognuno porta le sue cicatrici come può…

Non sono piacevoli le cicatrici, è un agglomerato di roba che si forma sulle ferite per rimarginarle, per ridarti una parvenza di integrità. A volte si induriscono e non permettono più l’elasticità di prima, a ogni minimo movimento ti avvisano di esserci ancora, e proprio per questa loro natura diversa è praticamente impossibile scordarsi di averle. E quando hai la sfortuna di averne (che poi se sia proprio una vera e propria sfortuna è ancora da dimostrare) fai di tutto per non renderle visibili agli altri, le nascondi spesso in modo maldestro, cerchi di mascherarle con posture assurde, trucchi di vario genere. Quello che però non si dice mai delle cicatrici è che comunque sono parte di te, sei tu, è la dimostrazione che hai vissuto qualcosa che andava oltre la tolleranza minima, che poi, una volta passata ha creato una lacerazione con conseguente cicatrizzazione…e ci vuole coraggio… E oggi l’ho sentita tirare bene una cicatrice… Mi sono capitate per le mani alcune foto tue, e già lì ha iniziato a tirare. Poi sfogliandole c’eri tu col tuo motorino, e tirava, poi tu con la tua mitica radiolina, e tirava, poi ho visto me in braccio a te, e nei tuoi occhi c’era quella luce che solo le persone come te hanno, e lì ha iniziato a tirare di brutto. Ma brutto brutto. Quindi ho riposto subito le foto… E mi sono nascosto… Tranquillo, nessuna lacerazione per questa volta….

Fato o Caos?

Avete mai la sensazione di trovarvi in un posto per un qualsiasi motivo dettato dal destino? Nel senso che vai da qualche parte e succedono cose che il tuo cervello stenta a ritenerle casuali. Una combo di eventi che ti fanno pensare che era il fato che aveva precedentemente deciso che dovevi trovarti là in quel momento lì. Ora, chi mi conosce sa bene che non sono per niente fatalista, ne tanto meno credo a entità superiori che possano in qualche modo predeterminare il destino, di solito quando mi si parla di Dio, alieni, angeli, demoni, fantasmi e cazzate varie come minimo mi metto a ridere. Però a volte il caos e le casualità della vita ti mettono davanti a vicissitudini che fatichi a chiamare coincidenze. La storia è questa, giorni fa sono andato in un negozio di strumenti musicali per consigliare dei miei parenti sull’acquisto di uno strumento, ovviamente appena entrato nel negozio ho fatto il mio bel compitino di bravo consulente e ho sistemato chi mi aveva chiesto consiglio. Dopo ciò ho apertamente informato chi era con me che non me ne sarei andato da lì dentro prima di aver visitato tutto il negozio minuziosamente (tre piani di negozio), del resto dopo la consulenza assolutamente gratuita mi sembrava il minimo che mi potessero e dovessero concedere, aggiungiamoci poi che le chiavi della macchina ce le avevo io… quindi detenevo il potere! Sono partito dal reparto chitarre elettriche e mentre me le studiavo una a una un ragazzino si siede su uno sgabellino, attacca il jack all’amplificatore e se ne parte con Long Train Running dei Doobie Brothers (fortunatamente esistono ancora ragazzini che amano la musica quindi non fanno TRAP), canzone storica che mi ricorda i miei tredici/quattordici anni e cioè i primi tempi che iniziai a suonare, i primi baci con le ragazzine… le prime sbronze… e mentre lui se la suona e se la canticchia arriva il ritornello che fa “Without lo-o-o-ove”, e lo stavamo cantando neanche troppo silenziosamente io, lui e il commesso del negozio. XD. Infatti il commesso se ne esce con “dove lo abbiamo il concerto stasera che non me lo ricordo…” risata generale. Così, dopo questo surreale siparietto continuo la mia visita al negozio e dopo il reparto chitarre elettriche, quello chitarre acustiche e quello chitarre classiche, salgo le scale e al primo piano trovo il reparto pianoforti. Appena entro vengo folgorato dalla quantità di strumenti, e in mezzo a questi, una ragazza sulla trentina curva su un piano che con una delicatezza inverosimile improvvisa sull’aria del Koln Concert Parte uno di Keith Jarreth. Rimango congelato ad ascoltare. Sublime. Il mio pezzo di piano preferito. Dopo ciò mi dirigo al secondo piano, adibito alle percussioni. E’ deserto, questo significa che se non faccio troppo casino magari riesco a provare il Cajon, perchè prima o poi quella cavolo di scatola io me la compro! Quindi mi metto a suonare un ritmino più leggero possibile per non disturbare, ma mentre suono mi arriva all’orecchio un’altra percussione che mi viene dietro, così smetto, poi riparto e queste cavolo di Congas da lontano mi vengono dietro nuovamente. Penso “bah, chiunque sia è pure bravino, diamogli corda” così per qualche minuto continuiamo a suonare finchè magicamente finiamo questa specie di Jam Session nello stesso istante. Mi alzo, mi guardo intorno e da dietro una colonna esce un ragazzo che avrà più o meno la mia stessa età sorridendo “bravo, mi è piaciuto” mi dice, rispondo che è piaciuto un sacco anche a me. Dopo due chiacchiere col percussionista torno giù al piano terra e un grassone coi capelli lunghi e ricci afferra un Sax e si mette a fare un solo bellissimo, non ne sono sicuro ma sembrava tanto quello che c’è in Time Passages di Al Stewart, canzone che dà il nome all’album dell’artista, e che ricordo perfettamente perchè quest’album lo ascoltavo da piccolo in macchina con mio padre ogni volta che dovevamo fare un viaggio lungo. Questo Sax luccicante in mano a questo gigante sembrava un flautino, una scena surreale ma al contempo bellissima. Che dire, dentro a quel negozio è filato tutto liscio, oserei dire troppo liscio, conoscevo ogni canzone e ognuna mi ricordava qualcosa di bello, tutte le persone che ho incontrato sembravano essere in perfetta sintonia con me ma anche tra sé… Per un attimo mi è pure balenato in testa che ci fosse un copione dietro, di essere in una specie di Truman Show… bho, ancora non me lo spiego…

Gente ma cosa cercate?

L’altro giorno mi sono messo a spippolare allegramente tra le statistiche di wordpress e mi sono ritrovato in una sezione a dir poco curiosa, quella dei “Termini di ricerca”. In questa sezione WordPress ti informa da quali parole chiave o ricerche sui motori, tipo Google e simili, gli utenti arrivano al tuo sito. C’è roba strana… Perchè la gente è strana… Ne ho scelti alcuni, e dato che qualcuno li ha ricercati mi sono permesso di commentare o magari dare risposte, del resto sono un Corvo buono… forse…

se uno ti regala una cazzata – è uno con le tagliole in tasca, lascialo.

se si inciampa in gravidanza e pericoloso – noooo, ma scherzi? Se poi cadendo atterri di pancia ancora meno…

come sentirsi bene nei giorni del ciclo – Bha, la vedo dura, da quello che ne so è più facile che Gandhi resusciti…

da dove dipende il non saper amare – Da dove??? Probabilmente dal cervello.

che si fa dopo aver ricevuto un calcio nei coglioni – C’è ben poco da fare nei primi venti minuti amico mio. Nei seguenti si cerca vendetta in ogni modo possibile.

ginocchiata nei coglioni – aridaje…

più doloroso di un calcio nei coglioni – ragazzi ma che c’avete? E’ un chiodo fisso!

il cervello di un trentenne – Eh lo so… è un mistero anche per me…

quando ad uomo si rizza subito appena lo tocchi – Si, a noi maschietti a volte capita, si spera più spesso del contrario…

mogli con molte voglie – Non cercarle su Google, evitale anche nella vita reale, sono pericolose!

cosa vi suscita la poesia mattina di Ungaretti? – Mi fa pensare che probabilmente si drogava…

se un uomo mi chiede mi compri le caramelle – è un segno inequivocabile del fatto che voglia delle caramelle…

l amore è quando ti si rizza ancora – Cantini docet

come incazzarsi quando tutto va storto? – Ma sono sicuro che ti verrà naturale, insomma non me ne preoccuperei più di tanto…

tema cosa provoca in te la nostalgia di quello che eri in passato – Smetti di cercare i temi su internet e usa quell’organo che la natura ti ha incastonato nel teschio! E fila a scuola!

cristo nei coglioni – O.o

inciampi e non ti reggo – e vaffanculo così mi fai prendere una musata!

mia moglie e l’idraulico video provocanti – è quel “provocanti” che stona in questa ricerca, cioè lui non vuole video porno, lui li vuole provocanti… birbantello…

cercheresti un uomo dopo 3 settimane – se mi deve dei soldi anche dopo tre secoli…

fidanzata ciabattata – le donne con le ciabatte in mano diventano un’arma di distruzione di massa. Madri, fidanzate, nonne, non importa l’età, nascono già col gene della ciabattata facile, e noi siamo quelli che la riceveranno… triste destino…

quanti respiri fa una scimmia – ma che cazzo te ne frega???

cosa mi succede se inciampo su un politico e lo ammazzo? – Che i passanti ti fanno la ola ma poi i Carabinieri t’arrestano…

gocce per rompere fiato sport? – Non esistono, vatti ad allenare lavativo!

nonne molto anziane megatettone – Degustibus non disputandum est

Odio le banche… Tutte…

Oggi si parla di banche e di quanto queste spadroneggino costantemente a scapito nostro. In questi ultimi tempi c’è stato un cambiamento che mi ha fatto abbastanza pensare, sto parlando dell’adozione da parte di tutti gli istituti della direttiva europea PSD2, quella che in poche parole obbliga, e sottolineo obbliga, chiunque ad avere uno smartphone per accedere al proprio conto in banca. In pratica la vecchia chiavetta generatrice di codici potete anche lanciarla fuori dalla finestra, non serve più, il codice da inserire per accedere al conto on-line sarà generato da una comoda app del vostro smartphone. E voi vi chiederete, e chi non ha uno smartphone? La risposta della banca è, “problema vostro”. Infatti per accedere al conto, mia nonna ultranovantenne, dovrà acquistare uno smartphone… già non riesce a usare bene neanche il telefono normale, figuriamoci lo smartphone… Inoltre vorrei portare all’attenzione una cosina che mi è capitata personalmente mesi fa, quando risiedevo in cruccolandia. In Germania hanno recepito o semplicemente si sono portati avanti con la suddetta nuova direttiva già da un annetto ormai, infatti per controllare il proprio estratto conto era obbligatorio, e ripeto, obbligatorio, avere lo smartphone con su la app della banca stessa. Purtroppo, per non so quale motivo, la app del mio telefonino non funzionava correttamente e quindi ero incapace a entrare nel mio conto. Così una mattina ho deciso di andare personalmente alla banca per ritirare il mio estratto conto e controllare il saldo, ho spiegato tutto alla sorridente signorina della cassa e lei, sempre sorridendo, mi ha detto di essere impossibilitata a darmi l’estratto conto cartaceo nonostante io fossi fisicamente presente davanti a lei e munito di passaporto e documentazione del conto aperto pochi mesi prima. Mi ha spiegato inoltre che l’unico modo per controllare l’estratto conto era on-line, passando forzatamente per quella cacchio di app che non mi funzionava. Al mio metterla al corrente del malfunzionamento la risposta è stata “problema suo”. Ovviamente le ho detto subito di chiudere immediatamente il conto e che mi sarei rivolto ad altro istituto, sorridendo, si capisce. Ora ho un altro problemino, per acquistare on-line io uso da sempre una carta prepagata, con questa faccio acquisti io, mia madre, mio padre, mia sorella e suo marito. Con questa nuova direttiva non possiamo accedere più alla carta dal sito con una normale login e password, sono stato costretto a installare una app e solo con questa posso avere i codici per entrare. Questo comporta che chiunque di noi voglia fare un acquisto debba necessariamente chiamare quello che ha la app sul telefono per farsi dare i codici, ogni movimentazione, ogni acquisto, e anche ogni volta che sprechi troppo tempo davanti al pc e la pagina internet si aggiorna automaticamente. E’ una rottura di cazzo o no? E scusate se sono stato scurrile ma hanno veramente rotto! E poi dato che siamo a dirsele, quando ero fanciullo tu mettevi 100 soldini alla banca e la banca l’anno successivo ti regalava un soldino perchè avevi scelto loro, e tu andavi a 101, oggi metti 100 soldini alla banca e l’anno dopo ce ne trovi 90, sempre ammesso che tu riesca fottutamente a entrare on-line, tramite la cazzo di app, e controllare il tuo stramaledettissimo estratto conto!!!

Come lo scarico?

Conosco questo ragazzo da quando avevamo quattro anni, ci conoscemmo grazie al fatto che abitavamo l’uno davanti all’altro e come tutti i bambini di quell’età eravamo felici di poter giocare insieme. Abbiamo condiviso intere giornate fino all’età di dodici anni, fino a quando la mia famiglia decise di cambiare casa. A quel punto le nostre vite si divisero, scuole diverse, sport diversi, e inevitabilmente, non abitando più vicini, compagnie diverse. Le cose sono andate così fino all’età di circa venticinque anni quando le nostre due compagnie di amici casualmente iniziarono a frequentarsi, così anche io e lui riniziammo a vederci spesso. Tra l’altro è stato lui a farmi conoscere una delle mie ex (mannaggia a lui…) proprio in quel periodo. Poi dopo qualche annetto, nuovamente, inevitabilmente e naturalmente le nostre vite si sono divise, un po’ a causa della vita che spesso ti allontana per cause di forza maggiore come lavoro, studi eccetera, e un po’ perchè ad essere sinceri questo grande feeling tra noi due non c’è mai stato, complice anche il fatto che pur essendo una persona simpatica e piacevole ha un paio di difettini enormi che non mi permettono di instaurare un qualsiasi tipo di legame, è assolutamente superficiale e inaffidabile. Ieri sera mi arriva un messaggio vocale da un numero sconosciuto. Lo ascolto e scopro che è lui, si è fatto dare il numero da qualcuno (che se scopro chi è lo deflagro!) e come tutti gli amici di vecchia data esordisce con “Oh non ti sei fatto più sentire!” al quale avrei dovuto rispondere “ho cambiato città in cui vivere tre volte, di cui due all’estero, sai com’è, tenevo che fa”, dopo questo bel luogo comune m’invita a incontrarci in data da decidersi per una cena. Ora, io non lo vedo da quasi dieci anni, lui è una persona a cui non racconterei niente perchè consapevole che nei giorni seguenti ci sarebbero i cartelloni con la mia faccia e l’intera conversazione tra noi due affissi in tutta la città, la sua superficialità è agghiacciante, la sua profondità non supera quella della ciotola del cane, sinceramente non vedo nessun motivo per il quale organizzare un qualsiasi tentativo di rimpatriata… come lo scarico? Che gli rispondo?

Sempre più convinto…

Qualche giorno fa ho dovuto, mio malgrado, accompagnare mio nipote agli allenamenti di calcio e appena tornato a casa mi sono convinto ancor di più di ciò che già sapevo. La mia convinzione è semplice “io non ho e non vorrò mai avere figli”. Chiariamoci, io non ce l’ho con chi ne ha, penso che ognuno debba sentirsi libero di farne quanti ne vuole (va bè poi ci sarebbe il discorso che se ne fai tanti dovresti essere anche in grado di garantirgli una buona istruzione e una vita decorosa, ma questo aspetto lo tratteremo un’altra volta… forse…), come io voglio sentirmi libero di non farne. I bambini sono impegnativi, troppo, e siamo sinceri una volta per tutte, ammettetelo genitori, i bambini rompono i coglioni. Vi racconto questa splendida giornata col mio nipotino di quattro anni. Vado a prenderlo a casa e appena entrato in macchina in meno di cinque secondi, premendo tutti i tasti e toccando tutte le levette che adocchiava è riuscito a azionare il tergicristalli, accendere la ventola a modalità uragano, chiudere le portiere, spostarmi uno specchietto retrovisore, azionare i fari fendinebbia e entrare nel menù per cambiare ora e data… A quel punto ho dovuto bloccargli le mani e minacciarlo di non portarlo agli allenamenti se non avesse immediatamente smesso. Nel tragitto fino al campetto ha cantato (male…), urlato parole senza senso, e dimenandosi come un tarantolato ha sbattuto la testolina contro la portiera, innescando quindi il pianto più fastidioso che orecchio umano abbia udito nella storia. Arrivati al campetto ovviamente ha visto un pallone e ha immediatamente smesso di piangere mutando il suo comportamento da disperato a ansioso di uscire dalla macchina, così tanto ansioso che appena ho aperto le portiere è praticamente saltato giù dall’auto e correndo è entrato in campo insieme ai compagni, un’orda di nanetti scriteriati e fuori controllo come lui… Mi sono accomodato quindi sulla tribunetta per assistere all’allenamento, che più che un allenamento sembrava di guardare un documentario su come distruggere la psiche di un allenatore in una sola sessione. L’allenatore li ha messi seduti davanti a se per spiegargli l’esercizio e, dopo due secondi scarsi che aveva iniziato a parlare, vi giuro, non lo cacava nessuno, qualche nano si picchiava con quello accanto, qualche altro mangiava l’erba, altri cercavano di catturare insetti… Ovviamente poco dopo ha desistito e ha semplicemente calciato una palla in mezzo al mucchio di bimbi i quali hanno iniziato a rincorrerla e picchiarsi fra se per mantenerne il possesso. In tutto ciò il povero allenatore ha dovuto costantemente sedare risse e richiamare quelli che cercavano di scappare fuori dal campo. Nel mentre i bimbi in campo si allenavano (cioè si picchiavano…) io ero seduto sulla tribunetta con alcune delle mamme dei nanetti e i loro altri figlioletti, tipo una bambina che, non chiedetemi perchè, faceva su e giù i gradini in continuazione oppure un altro nanetto, direi quasi gnomo, che a fatica camminava, ma riusciva lo stesso a mettersi in pericolo ogni dieci secondi. A un certo punto ho sentito un fischio prolungato, l’allenatore aveva fischiato la fine dell’allenamento e, credetemi, era distrutto, fisicamente e psicologicamente, non mi sorprenderebbe se tentasse il suicidio in questi giorni. Così, sono andato a riprendere il mio nanetto che non voleva venir via nonostante l’allenamento fosse terminato, così ho dovuto rincorrerlo, placcarlo, immobilizzarlo e ficcarlo in macchina a forza. Dentro la macchina ha riniziato con i suoi strilletti senza senso, le sue canzoncine stupide, e il dimenarsi come un tarantolato, con la differenza che aveva le scarpe sporche e quindi mi ha inondato la macchina di terra e erba… Una volta tornati a casa l’ho rimmobilizzato e portato dentro. Ho guardato mia sorella che se la rideva e con l’educazione che mi contraddistingue ho detto “non chiedermi mai più una cosa del genere”. Un giorno cari genitori mi spiegherete come fate a sopportare queste cose quotidianamente, io non ce la posso fare.

Io ne ho viste cose che voi umani #5

Ho visto datori di lavoro che non fanno che ripetere “ma tu lo sai chi sono io?” (no, mi interessa quanto sapere se in Nuova Guinea in questo momento stia piovendo o no…), oppure “ma lo sai con chi stai parlando?” (che è la stessa cosa di prima… quindi avrà la stessa risposta di prima…), solo ed esclusivamente per cercare di intimorire l’interlocutore e risultando invece sempre più sboroni e arroganti a chi li ascolta…
Ho visto donne che per mestiere fanno le mogli, nel senso che cercano un disperato, lo ammaliano, lo sposano e poi gli tolgono tutto ciò che possono prima di passare al prossimo disperato…
Ho visto donne lasciare il proprio figlio alla madre per mesi perchè a loro detta lavorano troppo e non ce la fanno a stargli dietro adeguatamente (ma pensarci prima di sfornarlo no?)
Ho sentito uomini che mi dicono di fidanzarmi perchè altrimenti chi ci pensa alla casa o a me quando sarò vecchio, come se il rapporto con una donna dovesse essere una specie di contratto con una colf/futura badante…
E tutte queste cose, fortunatamente, giustamente, irrimediabilmente, andranno perdute, nel tempo, come lacrime nella pioggia…