Mese: dicembre 2018

Affetto imbarazzante e scuse…

E anche quest’anno il Natale è passato portandosi appresso tutti i propositi di bontà, generosità, altruismo e magnanimità, da ora possiamo tornare a essere quegli stronzi, cinici e egoisti che siamo sempre stati. Un senso di liberazione… A proposito, in questi giorni di festa e di forzata bontà mi sono capitati due episodi che non saprei proprio come definire. In pratica, un parente con cui ho pochissimi rapporti a causa di un passato in cui ci siamo scannati su diversi argomenti e dal quale sono stato ingiustamente incolpato di varie vicissitudini spiacevoli, mi ha salutato in maniera, a dir poco, esageratamente calorosa con un abbraccio fraterno del quale assolutamente non sentivo alcun bisogno. Inutile dire che in quell’abbraccio sono rimasto rigido e congelato come un branzino appena tirato fuori dal freezer, e anche se lui presume che questo gesto di affetto incondizionato sia la sua fonte di perdono, mi dispiace ma, anche no, non lo è, per me rimane lo stesso viscido personaggio che è sempre stato, e per questo lo tratterò come ho sempre fatto, ignorandolo. Cosa molto simile è successa su un gruppo whatsapp di alcuni amici. Come tutti gli anni ci scambiamo gli auguri di Natale, anche se, a dirla tutta, è più un’abitudine che una cosa davvero sentita in quanto non ci vediamo praticamente mai, quindi dopo aver scritto il mio augurio generalizzato arriva il commento di un elemento del suddetto gruppo rivolto personalmente a me. Nel testo scrive che fa gli auguri a tutti ma soprattutto a me perché a sua detta è una vita che non ci vediamo. A parte il fatto che se non ci vediamo da una vita probabilmente c’è un motivo, e poi, visto che anche lui, dopo una vita di favori che ho dovuto fargli in quanto amico di famiglia, e dopo aver chiaramente percepito di dare fastidio quando per una volta ho chiesto io un favore, non vedo il presupposto per riappacificarsi e far finta che il passato non sia mai accaduto. Questi tipi di persone mi fanno davvero imbestialire, la maggior parte della loro esistenza la passano a trattare di merda gli altri e poi, solo perché è Natale fanno gli amiconi con effusioni d’affetto a dir poco esagerate e non solo fuori luogo, ma estremamente imbarazzanti per chi le riceve. E poi si scordano pressoché sempre di chiedere scusa, che a mio avviso è il gesto più semplice e bello che un essere umano possa fare verso un altro al quale ha recato danno. E badate bene, le scuse non si possono chiedere così, sbrigativamente, no, bisogna seguire certe regole precise. Le regole, come diceva il grande Randy Pausch, sono essenzialmente tre: 1- Mi dispiace, 2- Era colpa mia, 3- Cosa posso fare per rimediare? L’ultima le persone tendono spesso a tralasciarla… A dire la verità tendono a tralasciarle tutte e tre, ma nel fortunatissimo caso che qualche anima pia voglia sinceramente chiederti scusa è quasi matematicamente certo che si scorderà la terza parte. Detto ciò, è chiaro e evidente che per vivere un po’ più serenamente basterebbe poco, ma mi dispiace, se le persone sono così egoiste o presuntuose e pensano di essere perdonate grazie a una sporadica e imbarazzante manifestazione di affetto, con me hanno sbagliato indirizzo. E non è questione di essere troppo duri, ma di essere giusti.

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Letterina a babbo Natale

Caro Babbo Natale,

sai che non ti scrivo da svariati anni? E’che quando avevo più o meno sei anni, uno stronzetto sull’autobus della scuola mi disse che tu non esistevi e che erano i miei genitori a portarmi i regali, e io, dopo essere andato in lacrime da mia madre a sincerarmi se tale notizia fosse stata vera, ho smesso di credere in te, prendendo la prima di una lunga serie di fregature che hanno decorato la mia esistenza. Va bè, nessun rancore per quel pezzettino di merda che tornassi indietro lancerei dal finestrino dell’autobus… comunque, babbino, o meglio babbone, vista la mole, torniamo a noi. Ti scrivo per sapere come stai, per parlare un po’ di te, tutti vogliono qualcosa e tutti ti scrivono solo ed esclusivamente per elemosinare regali, mocciosi ingrati, qui invece c’è un bambino un po’ cresciuto che vuole solo sapere come sta quel panzone che tanto l’ha fatto sognare quando era un bambino. Perché io, se ti ricordi, ti lasciavo sempre i biscotti e la Coca Cola, perché io volevo lasciare il latte come tutti gli altri bambini ma mamma diceva che Babbo Natale era intollerante al lattosio… Si lo so, non ne hai mangiato uno di quei biscotti… e neanche la Coca ti sei bevuto… Erano i miei… Allora che mi dici? Come va su in Lapponia? Deve essere dura con quel freddo e tutto quel lavoro da fare… per non pensare a tutti quei folletti che ti girano intorno, si lo so che sono lì per darti una mano, però deve essere stressante averli sempre in mezzo ai… ai… si insomma hai capito, e sono sicuro che qualche volta, vista la tua mole e la goffaggine, ti sarà capitato di schiacciarne uno per sbaglio, o non avendolo visto, di sedertici sopra… Povero… E le renne come stanno? Che poi come si chiamano? Fulmine, Saltarello e… cavolo sono come i Sette Nani o i Sette Re di Roma, me ne ricordo sempre un paio e poi il buio totale. Comunque Babbino salutami tutti, Mamma Natale, che non ho mai capito se è la Befana o no, i Folletti, e metti un fiorellino sulla tombina di quello spiaccicato (povero…), le renne delle quali non ricordo i nomi, e tutte le altre creaturine che ti girano intorno e delle quali forse mai saprò della loro esistenza. E per carità fatti un favore, mettiti a dieta che manco la slitta te regge più! Che dici? Che dovrei mettermici anch’io? Si ok la iniziamo insieme… ma da dopo Capodanno!

PS: Caro Babbino guarda questo simpatico deficiente nel video qui sotto cosa si è inventato e fatti due risate… Buon Natale…

Egoismo

In questi giorni ho dovuto comportarmi in un modo che non solo non mi piace, ma va contro la mia naturale indole. Mi spiego meglio, io odio profondamente quelle persone che prendono decisioni, che influenzano anche gli altri, quando gli pare, facendo e disfacendo come meglio credono, e poi, a cose fatte, e solo quando non si può ormai più tornare indietro, te lo comunicano. Non le odio per partito preso, ma semplicemente perché credo che se una determinata azione ha influenza sulla vita di qualcun altro è bene parlarne prima e decidere insieme il da farsi. In questi giorni mi son voluto togliere la soddisfazione di rendere pan per focaccia, e indovinate un po’? Qualcuno si è pure arrabbiato, e la cosa mi ha appagato non posso negarlo, per una volta ho intenzionalmente fatto la cosa sbagliata per dare una lezioncina a chi ha sempre avuto come abitudine questo tipo di comportamento. Comunque, nonostante mi sia tolto questa soddisfazione non spero minimamente che la lezione sia servita per il futuro, certe persone si comportano così per il proprio carattere del c***o, non cambiano solo perché gli hai dimostrato che sbagliano, l’egoismo è radicato nella natura di alcuni soggetti e non è estirpabile, soluzione, allontanarsi da tali personaggi.

Effettivamente se ne sentiva la mancanza…

Era davvero passato troppo tempo dall’ultimo attentato terroristico, quindi Martedì sera, al mercatino di Natale di Strasburgo un baldo giovine ha deciso di aprire il fuoco sulle persone intente a comprare regali per i propri cari, ricordandoci che forse mettere in dubbio il luogo comune “a Natale siamo tutti più buoni” non è poi una cosa così sbagliata. E non sarebbe, a mio avviso, una cosa così sbagliata mettere in dubbio anche l’operato delle forze dell’ordine, perché se è vero che era stato condannato venti volte per reati minori, era già stato in carcere una volta per aggressione, un’altra per furto con scasso, schedato come radicalizzato islamico ed era conosciuto anche dalle autorità Tedesche e Svizzere, mi spiace ma qualche dubbio mi viene. Com’è che questo con tutti questi precedenti e prove tangibili di essere affiliato a organizzazioni terroristiche è riuscito a procurarsi un fucile e a sparare dentro un mercatino? Scusate ma chi lo deve controllare un elemento così? La responsabilità è sicuramente di chi commette il reato ma cavolo, lasciare libero di agire un elemento di questo genere è proprio da imbecilli. Ma chi l’ha addestrata l’intelligence europea, Topo Gigio?

La vita quando ci si mette è proprio bastarda…

Roberta è una donna come tante, niente di speciale a parte il fatto che ha ereditato una simpatia spropositata dal suo papà, se te la ritrovi nella tua combriccola è uno spasso, riuscirebbe a strappare una grassa risata anche al più compassato dei caratteri. La vita di Roberta scorre tranquilla tra alti e bassi come quella di chiunque altro fino ai trent’anni, perché a quell’età la sorte decide di farle lo sgambetto, il primo di una lunga serie. Un brutto male si prende il suo papà, quel signore simpatico che quando eravamo piccoli ci faceva sempre ridere, ricordo che spesso era l’addetto al trasporto della combriccola di noi mocciosi che, all’età di undici/dodici anni, volevamo andare alle varie fiere di paese, feste di carnevale, e chi più ne ha più ne metta. Roberta, nonostante il suo grande ottimismo e la sua simpatia accusa il colpo, la tristezza le mangia un po’ di quella serenità che fino a quel momento aveva caratterizzato la sua vita, d’altronde come avrebbe potuto non essere così… Passato qualche tempo Roberta e il suo ragazzo decidono di convolare a nozze, bella cerimonia, gran bel viaggio di nozze e al ritorno una casetta che avevano appena comprato insieme, ma come accennato precedentemente la sorte ha voluto cambiare le carte più di una volta nella sua vita. Infatti, alcuni giorni dopo il ritorno dal viaggio, il suo ragazzo, o forse sarebbe meglio dire suo marito, le dice che deve parlarle, la fa sedere in soggiorno, la guarda dritto negli occhi e le confessa di avere una relazione da diversi mesi con un’altra persona, si scusa, prende le sue valigie preparate in precedenza e sparisce per sempre dalla sua vita, lasciandola lì, seduta in soggiorno con le lacrime che le rigano il viso. Roberta non se la passa bene, è al limite della depressione, ma anche se le cose sono andate come non dovevano cerca come può di ricucire i brandelli della propria vita. Se non che, tempo dopo, la sorte gli fa un altro regalino dei suoi, decide che è arrivato il momento di toglierle anche il lavoro, l’azienda per cui lavorava chiude e lei si ritrova a passare da un lavoretto all’altro per sbarcare con enorme difficoltà il lunario. Come dite? Se è finita qui? Ma certo che no, giorni fa incontro un amico che mi informa che anche la madre di Roberta se n’è andata poco tempo fa, complicazioni di una patologia che si portava dietro da anni. Ieri sera mi chiama un amico invitandomi a bere qualcosa a casa sua, così, abitando relativamente vicini decido di andarci a piedi e farmi una bella passeggiata. Mentre cammino osservo le vetrine chiuse dei negozi, ci sono coppiette di ragazzini che passeggiano mano nella mano, un signore anziano scopa per terra davanti al suo portone, un gruppetto di adolescenti fanno casino davanti all’entrata di un locale, in fondo alla via vedo una ragazza in bici che viene verso di me, quando è abbastanza vicina i nostri sguardi s’incrociano e anche se non ci vediamo da tanto tempo ci riconosciamo, è Roberta, e mentre ci scambiamo un ciao veloce le guardo il viso. La bocca accenna un sorriso non credibile, una specie di smorfia forzata che simula cortesia non riuscendoci, ma sono gli occhi che in un microsecondo mi trasmettono il suo vero stato d’animo, sono tristi, cerchiati come quelli di chi ha pianto tutto quello che c’era da piangere, e sfuggono lo sguardo degli altri per non essere scoperti, per cercare di non far trapelare la verità, che Roberta è in ginocchio adesso, ancora una volta la sorte ha voluto calcare la mano, con chi fondamentalmente non lo merita neanche un po’.