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Bevande energetiche

Qualche sera fa un amico m’invita a casa sua per una cosina tranquilla, birretta e olimpiadi, che per una seratina infrasettimanale non mi pare malaccio. Mentre beviamo e scorriamo i canali di sport riceve una telefonata. E’ un suo amico che gli dice di trovarsi in zona e lui lo invita a unirsi a noi. Quando arriva ci presentiamo e mi dice di lavorare per una nota azienda produttrice di bevande energetiche. Mentre parliamo del più e del meno, complice l’alcol della birretta (che poi non era una ma due o tre… è che con le arachidi la birra va giù bene…) mi faccio scappare un commento poco lusinghiero sulle suddette bevande “capisco che ti trovi bene in azienda e magari ti pagano pure profumatamente, però quella roba fa davvero schifo…”, lui mi guarda, sorride e mi fa “ovvio, è studiato, deve far schifo”. Replico immediatamente “cioè?”, e lui “la bevanda energetica non può essere buona, deve sapere di medicinale, in modo che quando la bevi tu abbia l’impressione di doparti, quando in realtà ha l’effetto di un paio di caffè”. Rimango basito. In pratica l’azienda fa leva sulla voglia di drogarsi del genere umano. Dopo un po’ che ci penso non posso fare a meno di rientrare nell’argomento e gli faccio “e la taurina?” e lui “stavo aspettando che me lo chiedessi, lo fanno tutti… La taurina non fa male, è contenuta anche in alcuni integratori alimentari… anzi, è un buon anti-ossidante”. Io non so se tutto ciò che mi ha detto sia veritiero, comunque mi ha fatto pensare alla natura umana, al fatto che assumiamo certe sostanze convinti che abbiano chissà quale effetto e in realtà non lo hanno, oppure il contrario, magari assumiamo sostanze convinti che non abbiano nessuna ripercussione sulla nostra salute quando non è così, o anche al fatto che basta una pubblicità ben fatta o un articolo ben scritto per farci entrare in testa chissà quale idea. Siamo maledettamente maleinformati e psicolabili. E quel che è peggio è che chi si occupa di marketing questo lo sa perfettamente.

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Non una letturina easy da spiaggia

Caro lettore, oggi voglio portare alla tua attenzione un libricino (si proprio ino perché è poco più di duecento pagine) che parla di marketing. Tranquillo non è un manuale tecnico che ti svela il segreto su come pubblicizzare la propria azienda o se stessi al meglio, cerca solo di far capire qualcosa di più su questo delicato argomento. E forse capirci qualcosa di più sarebbe conveniente dato che l’epoca che attualmente viviamo è praticamente basata sul marketing. Il libro è scritto da uno che l’argomento lo conosce bene, in quanto in passato ha svolto con successo il mestiere di pubblicitario, e probabilmente qualcuno lo conosce non per questo libro, che tuttavia è stato quello che ne ha decretato il successo come scrittore, ma per un altro sicuramente più famoso che trattava l’argomento ammmoooreee (questo sconosciuto…). Potrei scrivere tante altre cose su questo libro che mi è piaciuto davvero tanto, ma non lo farò, lascerò che sia un piccolo estratto a parlarne.

Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. Cielo sempre blu, ragazze sempre belle, una felicità perfetta, ritoccata in Photoshop. Immagini leccate, musiche nel vento. Quando, a forza di risparmi, voi riuscirete a pagarvi l’auto dei vostri sogni, quella che ho lanciato nella mia ultima campagna, io l’avrò già fatta passare di moda. Sarò già tre tendenze più avanti, riuscendo così a farvi sentire sempre insoddisfatti. Il Glamour è il paese dove non si arriva mai. Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma.

Il libro s’intitola “Lire 26.900” scritto da Frederic Beigbeder. Non è proprio una letturina easy da spiaggia ma ti garantisco che merita.