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Allusione giusta al momento giusto

Oggi ho fatto capire a una persona quanto abbia sbagliato, senza dirglielo direttamente. Che poi l’interessato abbia carpito l’allusione non è certo, però sono stato bravo a non farmi sfuggire l’occasione. Stavamo parlando in tre, discussione sulla seconda guerra mondiale, si parlava delle atrocità della Germania nazista, del fatto che non solo la Germania all’inizio del conflitto commise barbarie sui popoli europei, ma che anche la Russia ci mise del suo ad esempio nell’invasione della Polonia. Eh si perché a un certo punto la Polonia si ritrovò i tedeschi da una parte e i russi di Stalin dall’altra, entrambi conducevano una vera e propria invasione nei territori polacchi, e si guardavano bene dal pestarsi i piedi reciprocamente grazie al patto Molotov-Ribbentrop, diciamo pure che se la sono spartita a tavolino. Per non parlare degli studi sull’eugenetica perpetrati da molti paesi, che sterminarono qualche milionata di vite umane perché ritenute indegne di essere vissute (erano semplicemente portatori di handicap o persone con disturbi psicologici). E ripeto, non solo la Germania, ma molte altre nazioni hanno commesso questi crimini. Comunque, alla fine della discussione mi sono fatto uscire dalla bocca “quando siamo in tanti a commettere nefandezze, serve sempre un capro espiatorio da incolpare…” e ho lanciato uno sguardo al diretto interessato che qualche mese prima, nel suo piccolo, aveva fatto esattamente la stessa cosa. In perfetto accordo con gli altri avevano incolpato uno solo, perché è più comodo, perché così è più facile, e se non è GIUSTO pazienza, gli conveniva e tanto bastava. Spero almeno di averlo fatto sentire una merda, di avergli fatto capire il suo errore, di avergli almeno dato uno spunto di riflessione, e se così non è stato, che volete che vi dica, io c’ho provato. Oh cazzo!!! Scusate l’imprecazione ma mi è caduto l’occhio sullo specchio che ho vicino, e mi sono accorto di avere praticamente l’acconciatura di Niccolò Fabi quando uscì Capelli, ve lo ricordate? No? Provvedo subito.

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Lacrime alla Reception

Reception di un hotel, sto parlando col proprietario. Mentre parliamo sentiamo singhiozzare, esce di colpo da una porticina dietro al bancone della reception una ragazza che, svelta, prende un pacchetto di fazzolettini da un cassetto e scompare da dove è venuta. Pausa nella conversazione. Attimi d’imbarazzo, il proprietario mi dice che la ragazza è ucraina, e la situazione nel suo paese ha preso una brutta piega, il fratello e il padre sono stati chiamati alle armi. Attimo di gelo, mi spiega che da qualche giorno ha ricevuto la triste notizia e ogni tanto, cede al dolore, scompare dietro la porticina si sfoga e torna a lavoro, poi lui mi esorta a riprendere la precedente conversazione, finisco, saluto e me ne vado. In macchina sono rimasto cinque minuti fermo, ho dovuto fare mente locale prima di ripartire, quello che era successo poco prima mi aveva disturbato psicologicamente, il mio cervello aveva fatto, senza avvertirmi, una simulazione con me come protagonista, la lettera di chiamata, mi vedevo a riprendere la divisa dal sottoscala, dire della partenza ai parenti no no no no… Poi ho smesso di farmi le seghe mentali, ho messo in moto e me ne sono andato, col volante in mano e la tristezza seduta al posto del passeggero.